Idee non comuni, idee per ragionare bene…

Idee non comuni, idee per ragionare bene...

Uno dei tanti detti attribuiti ad Aristippo riferisce che, dinanzi a un tale il quale si vantava di avere divorato un’enorme quantità di libri, il filosofo greco disse: “Non è il mangiare tanto che conta in questi casi, ma il digerire bene”. A tale proposito, è proprio in libreria che si può assaggiare la nuova “dieta filosofica” di Armando Massarenti, responsabile della pagina Scienza e filosofia del domenicale del “Sole 24 Ore” (Dizionario delle idee non comuni, Ugo Guanda Editore, 2010)…

Armando Massarenti, in linea con i tempi frenetici che prediligono il rapsodico finger food a  pantagrueliche abbuffate, ha approntato una dieta filosofica fatta di brevi e acute osservazioni, ordinate lessicograficamente a mo’ di dizionario, per le quali la digestione è rapida ma l’apporto calorico, per restare in metafora, risulta più che adeguato. Certo, il gusto è per palati almeno un po’ esercitati, perché, come il vino buono va saputo gustare con l’esercizio, così anche la filosofia, una volta apprezzata la meraviglia aristotelica, deve essere coltivata. 
Il Dizionario delle idee non comuni (Ugo Guanda Editore, pp. 266) propone così decine e decine di voci gustose, in cui un fatto di cronaca, un libro, un dibattito, un aforisma, un anniversario diventano lo spunto per una trattazione che fa ricorso allo strumentario più aggiornato della riflessione contemporanea, senza trascurare tuttavia i classici. 
Massarenti, responsabile della pagina Scienza e filosofia del domenicale del “Sole24Ore”, dove tiene anche la rubrica “Filosofia minima”, ha attinto dai suoi scritti settimanali di storia e filosofia della scienza, filosofia morale e politica, etica applicata. In essi si unisce un frequente ricorso alle scoperte delle neuroscienze con un approccio etico utilitaristico, in linea con il mainstream analitico; ma non manca una verve polemica contro luoghi comuni, moralismi consunti, letture superate, a favore di un approccio liberal nell’accezione anglosassone. 
Se non mancano voci “obbligate” per un dizionario filosofico – da “amore” a “bello”, da “caso” a “libertà”, da “pragmatismo” a “senso morale” ­–, si sarà piacevolmente sorpresi dai meno ortodossi “caccole”, “cadaveri” o “win for life”. In ciascuna vi è qualche nozione da imparare o qualche valutazione su cui interrogarsi, con la leggerezza e l’ironia che fanno del Dizionario un’opera godibile e leggibile anche aprendo il volume a piacimento. 
Ad esempio, sotto “equità”, si trova un simpatico  modo di presentarsi a una festa di compleanno e di intrattenere i convenuti con un problema di divisione delle risorse – qui la torta – che chiama in causa il nostro senso della giustizia a confronto con il desiderio di accaparrarsi la fetta più grossa. 
Certo, non tutti saranno d’accordo sull’approccio bioetico di numerosi lemmi, dove emerge, pur argomentata, la prospettiva di laica autodeterminazione dell’autore, nonché una sua certa avversione alle posizioni cattoliche. Ma una seria e onesta discussione si deve nutrire anche di idee non comuni.
 

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