Idealismo

Idealismo.Contrariamente a quanto si crede, il “più filosofico dei movimenti filosofici” non è antiscientifico, né antirealista. Anzi, quale “filosofia di ampia portata, capace di affrontare sistematicamente tanto problemi microscopici quanto problemi macroscopici, può offrire utili prospettive in ogni ambito di indagine, dalle scienze naturali alle scienze sociali, dalla costituzione dell’universo ai sentimenti umani”. E’ così che Jeremy Dunham, Iain H. Grant e Sean Watson della University of the West of England di Bristol, UK, presentano il loro nuovo libro “Idealism. The history of a philosophy” (Acumen, 2011).

Dopo un accenno al fatto che non vi è mai stato un momento nella storia della filosofia in cui non sia esistita una corrente idealista, cosa che rende peraltro difficile una indagine esaustiva del suo immenso patrimonio, gli Autori affrontano subito nelle prime pagine i “miti” che ancora oggi circolano intorno all’Idealismo, falsandone reali intenzioni, prospettive e portata, soprattutto nel contesto del suo possibile (e reciprocamente proficuo) rapporto con le scienze del nostro tempo.

L’Idealismo è antirealista? “Platone – dicono gli studiosi di Bristol – è spesso erroneamente interpretato come colui che sostenne che ciò che non è Idea non ha esistenza”; ma quando Socrate nel Fedone parla dell’Idea di Bellezza o bellezza in sé quale causa e ragione dell’esistenza delle cose belle, “non considera solo l’esistenza delle Idee, bensì dà ad intendere che una ontologia adeguata deve includere tutta l’esistenza, Idee comprese”. Lo stesso Berkeley, conosciuto dai più come l’antirealista per eccellenza, “offrendo una teoria del mondo alternativa a quella delle sfere materiali spaziotemporalmente estese, suggerisce che la sua filosofia è precisamente un tentativo di caratterizzare la realtà e non di eliminarla”. E così anche il “panpsichismo” che Sprigge deriva da Bradley “non intende certo eliminare la realtà nel proporre una visione dell’universo diversa da quella concepita sinora”. In altri termini, “l’Idealismo non è mai distruttivo, bensì costitutivo di realtà, proprio perché motivato non da scetticismo, ma da completezza sistematica”.

D’accordo, l’Idealismo non è antirealista, ma almeno è… antiscientifico? Partendo sempre da Berkeley, Dunham e colleghi ricordano come la sua contestazione dell’adeguatezza del materialismo meccanicista (che vedrebbe la reale natura delle cose consistere solamente di entità atomiche) è stata condannata come antiscientifica, “anche se in realtà Berkeley stava semplicemente criticando una particolare teoria scientifica, non la scienza in blocco”. La stessa problematizzazione di Kant dell’adeguatezza del meccanicismo nello spiegare il fenomeno peculiare della vita “non era certo antiscientifica, al contrario ha dato una sorta di impeto filosofico a studiosi di scienze naturali quali Girtanner e Blumenbach in un settore di ricerca che oggi chiamiamo biologia, a Reil in un terreno di indagine oggi conosciuto come neuroscienze, a Lambert nel campo della fisica” e via discorrendo. Dopo Kant, vediamo Schelling dedicare l’intera vita allo sviluppo di una filosofia della natura quale ramo fondamentale della filosofia, e, nel sostenere l’esistenza dell’Assoluto, proporre una “ontologia inclusiva” che poco sopra abbiamo visto essere la cifra distintiva del “realismo idealista”; ed Hegel rappresentare magistralmente quella “teoria organicista della natura che di solito viene associata al periodo Romantico”. Fatti due conti, anche in questo contesto “è proprio l’Idealismo a consentirci di arrivare a poter sviluppare una teoria adeguata della materia capace di spiegare l’esistenza di tutti i fenomeni nessuno escluso”.

Chiarito dunque che l’Idealismo di ieri e di oggi non può essere considerato se non pregiudizialmente antiscientifico e antirealista, gli Autori riescono a ripercorrere in poco più di 300 pagine che chi ama la materia sicuramente leggerà d’un fiato la storia di questa Filosofia con la maiuscola, mettendo in luce l’attualità dagli antichi (da Parmenide a Platone a Plotino – per i quali ultimi, “come in Hegel, la dialettica è il mezzo col quale il mondo si rende intelligibile”), passando poi per Cartesio (croce e delizia di quanti si vogliono ancora occupare del problema del rapporto fra mente e cervello, in realtà “falso problema, secondo la Radner, in quanto incoerente con gli stessi principi metafisici del francese, per il quale non era il corpo a comunicare le sensazioni alla mente, bensì la mente stessa a causare le proprie sensazioni attraverso una lettura dei segni o stati cerebrali”), Malebranche che svolge un ruolo importantissimo nello sviluppo della filosofia moderna, Leibniz che costruisce un sistema filosofico che potremmo definire “idealismo fenomenico platonico”, Berkeley (di cui si è già parlato), Kant che “considera il materialismo meccanicistico di Newton come la vera struttura categorica della realtà empirica”, Fichte e il suo “sistema della libertà”, Schelling e la sua “filosofia idealista della natura”, Hegel “la cui complessità supporta diverse interpretazioni specialmente rispetto alla sua filosofia della natura e alla sua Logica”, l’idealismo assoluto britannico di Green e Bradley, l’idealismo “personale” di Ward e McTaggart, per arrivare infine a toccare la filosofia speculativa della natura di Bosanquet, la metafisica di processo di Whitehead, le organizzazioni autopoietiche dei biologi Maturana e Varela, a cui segue una puntuale panoramica sull’Idealismo dei giorni nostri, rappresentato fra gli altri in particolare da Deleuze, McDowell, Brandom, Sprigge, Leslie, Rescher.

Un concentrato di concetti fondamentali alla “comprensione scientifica della realtà” e non il contrario, insomma, quello di Dunham, Grant e Watson, che non si vuole certo mettere in contrapposizione alla scienza attuale, perché può invece costituire una vera e propria “valigia degli attrezzi” per quanti (scienziati e non, purché volonterosi) siano disposti ad andare oltre la tessera per riuscire a vedere e comprendere finalmente il mosaico nella sua interezza.

Del resto fu lo stesso Hegel, nella Prefazione alla seconda edizione (Berlino 1827) della sua insuperata Enciclopedia delle Scienze Filosofiche, a sottolineare che:

“Uno dei peggiori pregiudizi verso la Filosofia consiste nel credere che essa si trovi in opposizione rispetto a una sensata conoscenza empirica, alla realtà razionale del diritto e alla sobrietà di una devozione religiosa. La Filosofia, piuttosto, riconosce tutte queste figure, anzi le giustifica, e il senso del pensiero si approfondisce nel loro contenuto, impara e si rafforza in esse, così come fa anche nelle grandi intuizioni della Natura, della Storia e dell’Arte: questo contenuto compatto, infatti, nella misura in cui viene pensato, è l’Idea speculativa stessa”.

In § 16 dell’Introduzione alla stessa Opera aggiungendo poi: “Il Tutto della Filosofia, pertanto, costituisce veramente un’unica Scienza, ma essa può essere considerata anche come un Tutto di parecchie scienze particolari”.

E in Italia, un secolo dopo, Giovanni Gentile così si esprime nel suo Sistema di logica come teoria del conoscere (Bari 1922-1923): “Alle scienze […] la nostra filosofia vuole soltanto dare un avvertimento, che è conforme al loro stesso interesse, ammonendole che quella realtà a cui esse guardano non è tutta la realtà…”

Che altro dire? Vien da sorridere a pensare ci possa essere ancora oggi qualcuno convinto in buona fede che la Filosofia sia un che di cervellotico, di astratto, di “creativo”… Al contrario, essa è metodo, disciplina, rigore speculativo. E libertà intellettuale. Di cui, sempre più spesso, non è difficile sentire la mancanza in tanta “scienza” dei giorni nostri.

Marco Mozzoni
mozzoni@brainfactor.it

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Scheda del libro:

Jeremy Dunham, Iain Hamilton Grant, Sean Watson, “IDEALISM. The history of a philosophy”, Acumen Publishing, 2011, ISBN: 1844652416

About the Author

Marco Mozzoni
Direttore Responsabile

1 Comment on "Idealismo"

  1. L’ideale, è per l’uomo, sprone per un continuo miglioramento.

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