Giornalismo e intelligenza artificiale

Intanto una domanda va posta subito. Perché introdurre l’intelligenza artificiale nelle redazioni? “Per rendere il lavoro dei giornalisti più efficiente”, dice il 68% degli intervistati. D’altro canto, il 45% del campione pensa ai lettori, che – si spera – avranno benefici in termini di maggiore rilevanza dei contenuti a cui potranno accedere. Solo il 20% sembra motivato da “ragioni di business”.

A rivelarlo è JournalismAI, costola di Polis, il “think-tank” su giornalismo e società della London School of Economics and Political Science, nel rapporto New Powers, New Responsibilities realizzato in collaborazione con Google News Initiative. L’indagine ha coinvolto oltre 70 organi di informazione di tutto il mondo, tra cui quotidiani, radio, TV, agenzie stampa, magazine e altri media vecchi e nuovi.

Ma qual è lo stato dell’arte a oggi? Solo il 37% al momento sembra essersi dotato di una chiara “strategia per l’IA”, affidandone l’implementazione a team trasversali dedicati (30% di questi), oppure a team di innovazione digitale (22%), ai “data team” (16%), ai reparti IT (13%), mentre il resto a dipartimenti più “tradizionali” come prodotto, editoriale, business (19% nel complesso).

La gran parte degli intervistati (56%) si aspetta un impatto dell’IA sulle redazioni nei prossimi cinque anni, di contro a un 44% convinto che il processo sia già in atto. E il 60% si dichiara preoccupato di cosa potrà accadere al proprio modo di essere giornalista con l’avvento delle nuove “macchine” (non da scrivere), specialmente nelle piccole redazioni.

“In un mondo sempre più connesso – spiega Charlie Beckett, docente alla LSE e curatore del rapporto – l’intelligenza artificiale diventerà sempre più importante in ogni settore. Giocoforza anche il giornalismo è destinato a essere riplasmato, in modo incrementale e con effetti strutturali di lungo periodo. Non vi è dubbio che l’IA semplificherà il lavoro dei giornalisti, ma allo stesso tempo richiederà loro anche maggiori responsabilità editoriali ed etiche”.

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Nel concreto infatti l’IA può aiutare il giornalista “nella raccolta di notizie, nella loro distribuzione, persino nella loro scrittura”. Parola di ANSA, che già lo scorso anno aveva organizzato a Roma il convegno Giornalismo aumentato, il futuro dell’informazione al tempo dell’intelligenza artificiale, aggiornando sulle sperimentazioni in corso al Messaggero, Avvenire, Eco di Bergamo, Provincia di Como e altre storiche testate italiane.

Il rapporto

Charlie Beckett, “New powers, new responsibilities. A global survey of journalism and artificial intelligence”, LSE 2019

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