Distrofia muscolare; SIN: non abbassare la guardia

Inizia oggi la Settimana dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM). Per l’occasione la Società Italiana di Neurologia (SIN) ha diffuso una nota per sottolineare l’importanza della ricerca scientifica in questo ambito. Le malattie muscolari causano atrofia progressiva della muscolatura scheletrica e colpiscono, solo in Italia, circa 20.000 persone. Patologie ereditarie, portano ad una crescente disabilità motoria non solo negli adulti ma anche nei bambini: le distrofie di tipo Duchenne (DMD) e Becker (DMB) esordiscono infatti in età infantile.

Nella DMD i primi sintomi si manifestano già tra i 2 e i 4 anni: difficoltà a rialzarsi da terra, a correre, e un’andatura irregolare rappresentano i primi campanelli d’allarme della patologia. Il progressivo difetto di forza non si limita a coinvolgere, però, solo gli arti: anche la muscolatura respiratoria e cardiaca diventano, infatti, un ulteriore bersaglio della patologia. Nella DMD circa il 30% dei bambini presenta disturbi dell’apprendimento che rimangono stabili nel tempo. Nella DMB, invece, raramente vengono colpiti i muscoli respiratori, mentre resta rilevante il problema cardiaco, ritenuto spesso determinante per una corretta diagnosi. A distinguerla inoltre dalla DMD, un esordio più tardivo, e una progressione meno severa della patologia.

“Negli ultimi vent’anni – ha dichiarato il Professore Giuseppe Vita, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Messina – sono stati compiuti enormi passi avanti dalla ricerca nel campo delle patologie neuromuscolari di cui, fino a poco tempo fa, si aveva scarsa conoscenza. Oggi, grazie a strumenti innovativi di diagnosi e cura, la ricerca scientifica non si limita a modelli sperimentali animali, ma coinvolge i pazienti stessi incrementando così la speranza di un decisivo miglioramento della qualità di vita. La strada è ancora lunga, ma l’attenzione da parte di società scientifiche e associazioni costituisce un punto di riferimento per promuovere e diffondere la conoscenza nell’interesse dei pazienti”.

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Image credits: Shutterstock

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