Come distinguere i sessi? Chi fa meta per primo…

Come distinguere i sessi? Chi fa meta per primo...Gli uomini sono più veloci delle donne nel raggiungere una meta sconosciuta, ma una volta imparata la strada le differenze tra i due sessi scompaiono. Il risultato, pubblicato su Neuroscience Letters, emerge da uno studio tutto italiano, condotto dall’Università degli Studi dell’Aquila in collaborazione con Fondazione Santa Lucia, Università la Sapienza di Roma, Presidio Ospedaliero San Paolo di Napoli.

Piccardi e colleghi hanno osservato il comportamento dei due sessi quando devono imparare una nuova posizione nell’ambiente, con l’aiuto di punti di riferimento visibili. I 48 partecipanti, maschi e femmine di circa 25 anni d’età, sono stati messi nella condizione di muoversi all’interno di una stanza (una riproduzione della piscina di Morris utilizzata nei test sperimentali sulla memoria spaziale), nella quale erano visibili soltanto una lampada e un appendiabiti. Grazie ad una sedia motorizzata i partecipanti dovevano individuare e raggiungere una determinata posizione, sapendo che sarebbe stato chiesto loro di raggiungerla di nuovo in secondo momento.

Dopo essere stati bendati e disorientati, gli stessi soggetti dovevano infatti tornare immediatamente a meta (raggiungimento immediato), o ritrovarla in un secondo tempo, dopo aver svolto degli esercizi verbali, per non permettere ai soggetti di imparare a memoria la strada (raggiungimento posticipato). Per ogni test sono state misurate il tempo di raggiungimento dell’oggetto e la traiettoria descritta.

Il tempo trascorso alla ricerca iniziale della posizione è risultato simile in entrambi i gruppi, così come la traiettoria descritta che ha assunto in prevalenza un andamento di tipo circolare all’interno della stanza, seguito da un percorso misto e, per finire, a zig-zag. Una differenza tra uomini e donne, invece, si è registrata nella fase del raggiungimento immediato della meta, dove gli uomini hanno impiegato meno tempo a ritrovare la posizione rispetto alle colleghe. Una volta imparata la strada, infine, le differenze sono scomparse nuovamente, dimostrando che le mappe mentali che vengono costruite dai due sessi utilizzano traiettorie che richiedono lo stesso tempo di percorrenza.

Ed è nelle mappe mentali, sviluppate da Byrne nel 1982 insieme alla teoria dell’orientamento topografico, che si ritrova una ulteriore differenza tra i due sessi. La mappa mentale, infatti, può essere di due tipi: a rete, che comprende punti ben conosciuti legati tra loro da connessioni dirette; vettoriale, che tiene conto delle relazioni spaziali come la posizione, distanza e direzione (strategia euclidea). Le donne dimostrano di prediligere una mappa a rete, orientandosi grazie a punti di riferimento nell’ambiente circostante. Ma nel caso di questo studio due solo oggetti nella stanza non aiutano ad orientarsi velocemente, Gli uomini, al contrario, prediligono la strategia euclidea, e grazie ad essa superano sul tempo le donne quando devono imparare un itinerario riportato su una mappa, che sia cartacea, virtuale o reale come la stanza utilizzata in questo studio.

Quando si “perde la bussola”

l nostro cervello sa essere un ottimo navigatore, in costante aggiornamento se la nostra posizione, o le caratteristiche dell’ambiente, cambiano nel tempo. La porzione dietro alla nuca ed immediatamente sopra ad essa, definite rispettivamente corteccia occipitale dorso laterale e lobulo parietale superiore, identificano gli stimoli nell’ambiente circostante e danno vita alla “via del dove”. Spostandosi verso le tempie, nelle aree occipitali infero mediali e nelle aree temporali inferiori, l’immagine visiva viene poi identificata.

Quando si manifestano disturbi delle capacità di orientamento nello spazio, a causa di un danno delle aree appena descritte, si parla di disorientamento topografico, in genere accompagnato da altri disturbi di tipo cognitivo, come l’Alzheimer (AD) o i decadimenti cognitivi di tipo lieve (MID).

I disturbi puri, che coinvolgono solo la capacità di orientamento, sono divisi in:

  • agnosia topografica: è difficile riconoscere luoghi familiari, ma si è capaci di rivedere mentalmente e descrivere il percorso necessario per arrivarci
  • amnesia topografica: si riconosco i luoghi familiari ma non si riesce a collocarli spazialmente e ricordare i percorsi che li colleghino.

L’Ambiente virtuale per orientamento topografico (VETO) è un modello sperimentale impiegato nella diagnosi dei disturbi di orientamento topografico, con un ulteriore scopo riabilitativo. Il VETO si articola in 4 punti o esercizi:

  1. Conoscenza dell’ambiente virtuale: il soggetto osserva e si sposta all’interno di un ambiente virtuale per alcuni minuti, con l’aiuto di una guida, e in una fase successiva gli verrà chiesto di spostarsi autonomamente.
  2. Valutazione della agnosia topografica: al soggetto vengono presentati degli oggetti, alcuni dei quali presenti all’interno dell’ambiente virtuale. Il numero di errori nel riconoscere gli oggetti riflette il riconoscimento di luoghi familiari
  3. Valutazione di amnesia topografica: al soggetto viene chiesto di riconoscere le relazioni spaziali (sotto / sopra, al fine, sulla destra della ecc) esistenti tra alcuni stimoli incontrati durante la 1° fase di conoscere il
    ambiente virtuale.
  4. Valutazione delle abilità di orientamento: Il soggetto viene chiesto di raggiungere un punto di riferimento all’interno dell’ambiente virtuale nel minor tempo possibile e prendendo il percorso più breve. Vengono osservati il tempo impiegato per completare l’operazione, la distanza percorsa e il numero di errori (rispetto al percorso più breve), e se l’obiettivo viene raggiunto.

I risultati ottenuti con VETO, sia in soggetti con disorientamento topografico che in soggetti sani, possono aiutare la comprensione e la validazione dei modelli di orientamento nell’ambiente. E qui la nostra mappa di oggi si chiude.

Alessandra Gilardini
Biologa, Ph.D. in Neuroscienze

Referenze:

  1. Piccardi L, et al. Sex differences in a landmark environmental re-orientation task only during the learning phase. Neurosci Lett. 2011 Aug 24. [Epub ahead of print]
  2. Bertella L, et al. Virtual Environment for Topographical Orientation (VETO): Clinical Rationale and Technical Characteristics. Presence, Vol. 10, No. 4, August 2001, 440–449
  3. Byrne, R. W. (1982). Geographical knowledge and orientation. In A. W. Ellis (Ed.), Normality and pathology in cognitive function

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