Cervello, oltre la localizzazione corticale

Cervello, oltre la localizzazione corticale.“Molte funzioni complesse dipendono dall’attività di network distribuiti piuttosto che da singole aree corticali. Per questo è importante comprendere come le diverse regioni del cervello siano collegate all’interno di reti estese e mappare le lesioni ai tratti di sostanza bianca”. Ne è convinto Marco Catani del King’s College di Londra, che insieme ai colleghi di Inserm e Humanitas ha pubblicato su Cortex uno studio decisivo, a 150 anni dal “caso Leborgne”.

L’approccio alla materia è dichiaratamente “storico” e “critico”. Finalmente, dopo tanta ostinata certezza dei più sul qui e ora… Catani e colleghi ripartono infatti dai “pionieri” delle neuroscienze per ripercorrere la storia del metodo di correlazione anatomo-clinica e del localizzazionismo corticale che per convenzione si fa iniziare nel 1861, anno di pubblicazione del lavoro del neurologo Paul Broca sul caso di “monsieur Leborgne”, cinquantenne che aveva perso l’uso del linguaggio dall’età di 30 anni. L’autopsia del cervello di “tan tan” (così venne soprannominato il povero Leborgne, perché era tutto quello che riusciva a proferire in risposta alle domande che gli venivano rivolte), deceduto a una settimana dall’incontro con Broca, mostrava una lesione al terzo posteriore del giro frontale inferiore. Broca poteva così avvalorare l’ipotesi della “localizzazione del linguaggio”.

Per quanto così scontato nella nostra era, in realtà l’approccio anatomo-clinico basato su un ferreo localizzazionismo – sottolineano gli Autori – ha attirato critiche da più parti sin dal suo esordio. Dall’Inghilterra lo stesso Hughlings Jackson rimarcava a gran voce che “la localizzazione del sintomo non implica necessariamente la localizzazione della funzione”, argomentando sulla possibilità di una spiegazione dei sintomi quali effetti secondari di lesioni presenti in altre regioni del cervello, come ad esempio nel caso di alcuni sintomi “positivi” risultanti da meccanismi di “rilascio”. Poco ascoltato dai suoi contemporanei, Hughlings Jackson è stato riscoperto nei primi anni del XX Secolo dai cosiddetti “olisti”, convinti che tutte le aree del cervello fossero mutualmente interconnesse mediante fibre a breve e a lungo raggio. E’ proprio dall’interno di questo movimento che Karl Lashley ha sviluppato il concetto di “equipotenzialità” della corteccia: in caso di lesioni in aree specifiche, il network consentirebbe la ridistribuzione delle funzioni ad altre regioni integre.

Ora, i nostri Catani e colleghi delineano con dovizia di particolari il quadro interessantissimo del dibattito storico all’interno della comunità scientifica mondiale, in altalena fra questi due poli, puntando poi i riflettori su un terzo attore protagonista della disputa, l’associazionismo, che vede il cervello composto da “reti distribuite parallele organizzate intorno a epicentri corticali”, ove le funzioni primarie (sensoriali e motorie) possono essere “localizzate”, ma le funzioni cognitive superiori sarebbero distribuite in network su larga scala. In sostanza, secondo il modello associazionista, lesioni specifiche possono sì causare la perdita di funzioni specializzate, ma le funzioni cognitive complesse non possono certo trovarsi ingabbiate in aree “discrete”.

Se in precedenza l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata principalmente sulla corteccia, oggi la “trattografia” – un metodo di indagine basato sull’imaging a tensore di diffusione (DTI) – rende possibile anche lo studio in vivo delle connessioni fra le diverse regioni del cervello, aprendo nuovi orizzonti interpretativi. Gli stessi Autori hanno sviluppato un Atlante trattografico che mappa le fibre di sostanza bianca, riscontrando una “buona corrispondenza con i manuali classici di neuroanatomia e le dissezioni post-mortem” (www.natbrainlab.com). Oltre a una sinossi delle sindromi neurologiche classiche associate a lesioni frontali, parietali, occipitali, temporali e limbiche (che confronta manifestazioni cliniche, tratti di sostanza bianca, aree corticali nella numerazione di Brodmann), i ricercatori del King’s College forniscono una ampia rassegna degli studi trattografici condotti nel contesto di analisi di una varietà di disordini neuropsichiatrici.

“Siamo fiduciosi che questi strumenti, consentendo una precisa localizzazione delle lesioni della sostanza bianca in associazione ai relativi sintomi, possano favorire futuri lavori sui correlati funzionali dei network neurali umani nell’ambito dello studio di ampie popolazioni cliniche. Il nostro obiettivo è infatti stimolare i clinici a sviluppare un approccio critico alla correlazione anatomo-clinica ed arricchire la visione anatomica andando oltre il manto corticale, al fine di comprendere anche le disfunzioni relative alle vie profonde di connessione”, ha spiegato Marco Catani.

“Sembra essere passato finalmente il craving da neo-localizzazionismo e si nota con piacere che l’attenzione si sta spostando gradualmente dal dettaglio all’insieme. Insomma, si sta facendo un passo in avanti, ritornando indietro al concetto di rete, anticipato con geniale lungimiranza dal nostro Camillo Golgi e da altri pionieri, da troppo tempo abbandonati negli scaffali polverosi. Lo studio di Marco Catani e colleghi testimonia dell’importanza di una visione storica e critica anche nell’ambito delle neuroscienze cliniche, soprattutto nel momento attuale, in cui non pochi rischiano di dare per scontati troppi assunti, che oramai costituiscono limiti alla comprensione dell’umano nella sua inesauribile complessità”, ha commentato Ambrogio Pennati, medico psichiatra, presidente dell’associazione scientifica Integrational Mind Labs (IML).

Reference:

  1. Marco Catani, Flavio Dell’Acqua, Alberto Bizzi, Stephanie J. Forkel, Steve C. Williams, Andrew Simmons, Declan G. Murphy and Michel Thiebaut de Schotten, Beyond cortical localization in clinico-anatomical correlation, Cortex, Volume: 48, Issue: 10 November – December, 2012 http://www.cortexjournal.net/article/S0010-9452(12)00232-8/abstract
  2. Marco Mozzoni, Ambrogio Pennati, Andres Reyes, Capire la complessità della mente con la “lente” delle neuroscienze. E’ davvero possibile?, Congresso Società Italiana di Psichiatria, 7-11/10/2012 iml-sip-2012-mozzoni-NS.pdf

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Marco Mozzoni
Direttore Responsabile

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