Cervello e longevità: intervista a Rita Levi Montalcini

Rita Levi MontalciniIntervista a Rita Levi Montalcini, che oggi compie 100 anni.

Contributo straordinario del Prof. Piergiorgio Strata, ordinario di Fisiologia, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino, e direttore scientifico dell’European Brain Research Institute (EBRI).

A cosa attribuisce il Suo brillante stato mentale, all’età di 100 anni?

Mantengo sempre attivo il mio cervello, tuttavia non sono preoccupata per me stessa. Mi interesso del mondo che mi circonda e mi preoccupo in modo particolare di aiutare, combattendo l’ignoranza e i privilegi, quelle decine di milioni di persone che ancora muoiono di fame ogni giorno.

Direbbe che è Lei a tenere vivo il suo cervello o è il suo cervello a tenere viva Lei?

In realtà, non è così facile distinguere tra l’influenza che la mente ha sul corpo e viceversa. Il cervello non è in grado di funzionare se il corpo non è in salute: non sarei in grado di lavorare se soffrissi di qualche malattia.

Quale messaggio si augura i lettori facciano proprio, riguardo il cervello?

Il nostro cervello è costituito da parti differenti: la regione paleocorticale o limbica è arcaica, emotiva e aggressiva. Essa non si è sviluppata durante l’evoluzione sostanziale dei mammiferi sub-primati. In questo, l’Homo Sapiens è praticamente uguale agli altri animali. La differenza rispetto alle altre specie viventi è l’enorme sviluppo della componente neocorticale, coronato nell’evoluzione del linguaggio, non così tanto tempo fa. Le tragedie della storia umana, ad esempio l’Olocausto e altri eventi drammatici, sono il risultato della predominanza della componente emotiva paleocorticale sulla componente cognitiva neocorticale. Di conseguenza, il messaggio è di massimizzare le capacità cognitive, caratteristiche dell’attività della componente neocorticale, in modo che queste prevalgano sulla componente limbica emotiva – aggressiva.

Quanto da vicino segue la ricerca attuale? Quali sono a Suo giudizio i lavori più promettenti?

I processi scientifici e tecnologici si muovono con passo assai rapido e il cervello viene studiato alacremente. Nondimeno, nonostante la mia vista scarsa, ma grazie ad amici, a relazioni personali e ai miei occhiali da lettura, la seguo. Mi tengo aggiornata, in particolare sulla neurobiologia e sulle neuroscienze. E’ difficile dire quali sono i campi di ricerca più promettenti. Il nostro cervello non è programmato geneticamente come quello degli insetti. Gli esseri umani si trovano continuamente sotto l’influenza dell’ambiente. Studiare il ruolo dell’ambiente sul nostro cervello è certamente un campo di estremo interesse, oggi.

Quale area delle neuroscienze suggerirebbe oggi di studiare agli aspiranti neuroscienziati?

E’ molto difficile da dire. Le neuroscienze comprendono aree di interesse molto ampie. Forse sarebbe importante comprendere come poter migliorare le capacità cognitive della componente neocorticale del cervello.

Se iniziasse oggi la Sua carriera, cosa studierebbe?

Cercherei sostanzialmente di migliorare le capacità cognitive del nostro cervello, diminuendo al contempo le capacità arcaiche di natura affettivo – limbica, essendo la prevalenza di queste ultime responsabili di così tante tragedie nel mondo.

Contributo straordinario del Prof. Piergiorgio Strata, ordinario di Fisiologia, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino, e direttore scientifico dell’European Brain Research Institute (EBRI). Traduzione dall’originale EDAB di Marco Mozzoni, con autorizzazione preventiva dell’Autore.

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