Brave Dreams; Neurologi: fermate la campagna

Brave Dreams; Neurologi: fermate la campagna.“La Società Italiana di Neurologia (SIN) chiede l’immediata sospensione della campagna Brave Dreams promossa da CCSVI Sclerosi Multipla Onlus, in quanto contiene informazioni non veritiere che possono comportare disorientamento nelle persone affette da sclerosi multipla con possibili riflessi negativi anche sulla loro salute”. E’ quanto si legge nel comunicato stampa diffuso in queste ore da SIN.

La campagna a cui fanno riferimento i Neurologi della SIN è quella promossa da CCSVI Sclerosi Multipla Onlus sui mezzi di stampa e attraverso i canali radiofonici volta a sensibilizzare le persone a una raccolta fondi internazionale per “finanziare lo studio clinico per la valutazione dell’efficacia e della sicurezza dell’intervento di disostruzione delle vene extracraniche nei pazienti con Sclerosi Multipla e diagnosi di Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale (CCSVI) promosso dalla Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara che vede il prof. Paolo Zamboni in veste di principale ricercatore”, come chiariscono i promotori sul loro sito web.

“Brave Dreams letteralmente significa Sogni Coraggiosi. In realtà indica la sigla BRA.VE DR.E.A.M.S, abbreviazione di BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis, che, tradotto dall’inglese, significa sfruttare il drenaggio venoso contro la Sclerosi Multipla”, spiegano i sostenitori del metodo Zamboni: “Nel 90% dei casi – si legge sempre sul sito web della campagna – i malati di Sclerosi Multipla hanno le vene del collo e del torace occluse a causa di una malattia vascolare chiamata CCSVI. Nei malati di CCSVI, il sangue non ossigenato proveniente dal cervello e dal sistema nervoso centrale fatica ad arrivare al cuore a causa di ostacoli venosi e restringimenti vari. Un semplice intervento di angioplastica dilatativa (PTA), ripristinando il normale circolo venoso, può fermare la Sclerosi Multipla e attenuarne i sintomi. Affinché ciò sia definitivamente provato occorrono studi clinici”.

E infatti sarebbero proprio gli studi clinici a mancare, secondo la SIN, che incalza: “Non è infatti vero che il 90% dei pazienti affetti da Sclerosi Multipla hanno le vene del collo e del torace occluse. Non è stato provato fino ad oggi che un semplice intervento per sbloccarle può fermare la malattia ed attenuarne i sintomi. La Società Italiana di Neurologia è istituzionalmente impegnata a valutare se vi siano relazioni tra alterazioni del flusso venoso nei vasi del collo e del torace ed il rischio di ammalarsi di Sclerosi Multipla, una premessa indispensabile per  qualsiasi sperimentazione clinica sull’efficacia degli interventi di angioplastica. Per questo motivo la SIN supporta lo studio clinico promosso dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) che si propone questi obiettivi”, chiarisce il Prof. Giancarlo Comi, presidente della Società Italiana di Neurologia, che rappresenta più di 3.000 neurologi Italiani ed ha fra gli scopi istituzionali proprio quello di promuovere studi scientifici finalizzati al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

La posizione dei Neurologi SIN sulla “cura Zamboni” sposa in sostanza le posizioni di organizzazioni sovranazionali quali la European Federation of Neurological Societies (EFNS), la European Neurological Society (ENS) e l’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), che recentemente si erano così espresse in un documento congiunto: “Sulla base di dati scientificamente solidi ed estesi […] vediamo che non vi è alcun razionale a supporto della CCSVI quale fattore patogenetico decisivo nella Sclerosi Multipla. Inoltre vi è attualmente in corso uno studio epidemiologico multicentrico di ampia portata su più di 1.000 pazienti con SM e 1.000 soggetti di controllo e pazienti con altri disordini neurodegenerativi promosso dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e supportato dalla Società Italiana di Neurologia, destinato ad incrementare significativamente la nostra conoscenza sulle relazioni fra CCSVI e SM” (*).

“Può esserci la possibilità teorica – prosegue il documento congiunto – che il drenaggio venoso di linfociti autoimmuni dal cervello possa causare alcuni cambiamenti endoteliali durante il lungo decorso della malattia, forse in combinazione con le terapie immunosoppressive. Ma anche se le cose stessero così, tale fatto sarebbe insufficiente per giustificare manipolazioni invasive, costose e potenzialmente pericolose del sistema venoso cervicale profondo nei pazienti con SM. Perciò EFNS, ENS Multiple Sclerosis Scientist Panel ed ECTRIMS mettono in evidenza l’alto rischio e l’assenza di una base scientifica per le procedure di liberazione nei pazienti con SM. Le citate Società sono in totale accordo con la dichiarazione della Multiple Sclerosis International Federation a riguardo della CCSVI (http://www.msif.org/en/research/msif_on_ccsvi.html)” (*).

Per approfondimenti vedere i precedenti articoli di BrainFactor sulla questione (elenco articoli di BrainFactor su SM – CCSVI).

(*) traduzione dall’originale in lingua inglese di BrainFactor

1 Comment on "Brave Dreams; Neurologi: fermate la campagna"

  1. Filippo Funaro | 08/02/2012 at 9:42 | Rispondi

    Leggo sulla Vs. rivista “SM, terapia efficace? Lo dice il ferro” che afferma che per valutare l’efficacia delle terapie anti SM si potrebbe utilizzare la risonanza magnetica che ricerca gli accumuli di ferro nel cervello. Il restringimento dei vasi, secondo Zamboni, provoca un accumulo di ferro nel cervello che favorisce la reazione autoimmune. L’intervento di disostruzione dei vasi permetterebbe un maggiore drenaggio e, quindi, eliminazione del ferro in eccesso. L’angioplastica dilatativa è stata dichiarata sicura (vedi Phlebology, Journal of vascular and intervetional radiology, Journal of endovascular therapy). Non capisco, invece, quali potrebbero essere gli effetti negativi sulla progressione della malattia. Vorrei vedere portato a termine lo studio di Zamboni per capire se l’intervento ha effetto o meno.

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