Analisi e information sharing per la sicurezza in Europa

Un completo scambio di informazioni nel settore dell’intelligence è un progetto difficile da realizzare, anche se è l’arma più importante da parte dei 28 Paesi Membri dell’UE nella lotta contro le nuove minacce.

In tale contesto è necessario rafforzare il centro di analisi INTCEN (un dipartimento del Servizio di Azione Estera dell’UE – SEAE), per poter svolgere efficacemente i compiti in materia di materia di controspionaggio e antiterrorismo, stabilendoli come punto di contatto nel settore di riferimento.

Nel futuro, l’INTCEN potrebbe diventare una vera e propria agenzia in grado di raccogliere informazioni tra le comunità di intelligence dell’UE e analizzarle in maniera indipendente.

Key words: EU, INTCEN, SEAE, intelligence, analisi e prodotti dell’intelligence, intelligence sharing.

Abstract

“Intelligence sharing” is an ambitious project, hard to achieve, even though it could be considered the most important tool in the fight against the new threats in the 28 EU members.

In this context, the EU Intelligence Analysis Centre (INTCEN), a directorate of the European Union External Action Service (EEAS) needs to be strengthened in order to be able to effectively perform its duties regarding counter-intelligence and counter-terrorism, with the aim of considering them as the single point of contact at the European level in these perspective areas.

In the future, INTCEN could become an intelligence agency, gathering information from the European Union Members’ intelligence community, with the outlook of an independent analysis.

Key words: EU INTCEN, European Union External Action Service, intelligence studies literature, intelligence analysis and production, intelligence sharing.

Introduzione

Il centro di analisi dell’Unione Europea noto come EU INTCEN (acronimo di EU Intelligence Analysis Centre) è uno degli strumenti di cui si avvale il Servizio Europeo del l’Azione Esterna SEAE (di cui è parte integrante) e in particolare l’Alto Rappresentante dell’Unione, per avere a disposizione analisi e valutazioni indispensabili ai vari organi decisionali dell’UE.

La mission del centro è quella di fornire analisi di intelligence (early warning e situational awareness) in particolar modo in materia di potenziali minacce terroristiche, problematiche inerenti la proliferazione delle armi di distruzione di massa e criticità emergenti nelle aree interessate ai conflitti.

A ciò si aggiungono analisi afferenti alla politica estera e di sicurezza comune, politica di difesa e valutazioni strategiche su particolari tematiche.

Compiti e struttura

Sostanzialmente è in grado di fornire sia gli aggiornamenti in tempo reale su crisi internazionali e situazioni di instabilità politica ma anche rapporti di intelligence e valutazioni strategiche in prospettiva di medio e lungo periodo.

Interagisce con il Coreu, ovvero la CORespondance EUropèenne, una rete di comunicazione che funge da collegamento tra il Consiglio Europeo, la Commissione Europea e gli Stati Membri e che ha lo scopo di accelerare la presa di decisioni in caso di crisi.

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Storicamente il centro trova la sua genesi nella politica di sicurezza e di difesa Europea del 1999, ma è successivamente ai fatti dell’11 Settembre 2001 che l’allora Alto Rappresentante UE decise di dare al Centro di Situazione Congiunto (o Joint Situation Centre) una connotazione tipica da dipartimento di analisi con scambi di informazioni classificate e non, tra le diverse strutture preposte nei vari Paesi, anche se inizialmente tale attività era stata condivisa unicamente da Italia, Germania, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia.

Ulteriore incremento alle attività venne apportato nel 2004, anno in cui nell’ambito del SITCEN o SITuation CENter (denominazione data all’epoca al centro) si decise di istituire una sezione dedicata al terrorismo internazionale.

Nel 2012, con l’adozione dell’attuale denominazione INTCEN, si attuò una rimodulazione dell’organico e della struttura, allo scopo di consentire lo svolgimento di quel “ciclo delle informazioni” più adeguato ai tempi e alle emergenze contingenti (il cybercrime e la minaccia terroristica), che danno a questa struttura Europea l’opportunità di costituire un reale valore aggiunto, al di là di quello che i singoli Stati Membri siano in grado di produrre da soli.

Il centro è parte integrante del SEAE e attualmente è composto da circa 80 unità tra funzionari e agenti temporanei (tutti provenienti da vari settori dell’intelligence dei Paesi Europei), oltre a un numero non precisato di esperti internazionali.

Strutturalmente è diviso in due divisioni: la Divisione Analisi, il cui compito è quello di fornire analisi strategiche sulla base di input dei servizi di intelligence Europei (a sua volta composta da varie sezioni che trattano argomenti tematici o specializzati in aree geografiche di interesse) e la Divisione Affari Generali e Relazioni Esterne che si occupa di questioni amministrative, degli aspetti legali e delle analisi open source (composta da tre sezioni dedicate all’Information Technology, alle attività di comunicazione interna ed esterna, e all’analisi open source).

Riceve informazioni da tutti gli Stati Membri oltre che dalla Svizzera e dalla Norvegia; sempre nell’ambito del SEAE, il centro ha la possibilità di integrare le proprie informazioni con quelle del Direttorato di Intelligence del EUMS (European Union Military Staff) in ambito SIAC (Single Intelligence Analisys Capacity) che consente quindi di ottenere una migliore offerta del prodotto finale, attraverso una efficace condivisione delle informazioni delle varie strutture esistenti, anche per il raggiungimento dei requisiti richiesti dalla Politica di Sicurezza e di Difesa Comune.

Usufruisce inoltre delle potenzialità informative dell’European Union Satellite Centre per quanto attiene alle attività legate all’intelligence geospaziale, nonché dell’agenzia per la cooperazione delle frontiere Frontex e dell’Europol.

Evoluzione e prospettive

Dal mese di Settembre 2019, a coordinare l’INTCEN è stato chiamato Josè Casimiro Morgado, già direttore generale del SIED (Serviço de Informações Estratégicas de Defesa) uno dei servizi di intelligence del Portogallo.

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Questa nomina ha evidenziato la volontà di rafforzare il ruolo di INTCEN e uno dei compiti principali del nuovo direttore è sicuramente quello di elaborare strategie di cooperazione tra i servizi di intelligence Europei che siano più idonee alle sfide attuali.

Per far fronte alle attività specifiche del SEAE e comunque per attuare tutti gli indirizzi in materia di PSDC, è indispensabile che l’UE si doti di uno strumento che possa costituire il punto di riferimento per l’aspetto “sicurezza”, sia che si parli di attività militari all’estero e sia che ci riferisca a specifiche necessità interne; questo strumento può identificarsi in una fonte comune di analisi e di intelligence attraverso la quale perseguire i citati obiettivi.

Fino a che punto però i singoli Paesi siano disponibili a condividere le proprie informazioni, specialmente quelle classificate, resta comunque un problema di non facile soluzione: lo scambio di informazioni classificate nell’intelligence spesso può contrastare con l’esigenza di proteggere i propri interessi strategici.

Alla base di tale diffidenza si possono intravvedere diversi fattori tra i quali il timore che le informazioni possano essere utilizzate per fini diversi da quelli condivisi: la perdita di influenza su altri partner, o perfino la possibilità di svelare dinamiche e indirizzi politici che non sempre rispondono alle posizioni ufficialmente adottate.

Altro elemento da non sottovalutare è rappresentato dalle differenze esistenti tra i Paesi Membri, non soltanto in termini di budget annuali ma soprattutto per quel che riguarda l’eterogeneità dei sistemi giuridici, la diversità nei rapporti internazionali, la diversa concezione della sicurezza e della cultura e legittimazione dell’intelligence.

Solo a titolo di esempio, ognuno dei Paesi UE è dotato di una propria legislazione in materia di scambio di dati personali e trattazione di informazioni classificate e solo recentemente sono state introdotte nuove normative per lo più dettate da emergenze legate alla lotta al terrorismo e al crimine organizzato; inoltre, ognuno di essi dispone di strutture di intelligence che operano secondo standard e sistemi normativi di riferimento nazionali, per cui ogni confronto e ogni scambio di notizie risente, inevitabilmente, di numerose variabili con evidenti ripercussioni in situazioni di emergenza nelle quali è indispensabile procedere con rapidità ed efficacia.

Conclusioni

L’INTCEN attualmente è una struttura di raccolta dati ed elaborazione analisi con una configurazione distante da un tipico servizio di intelligence (e difficilmente, almeno nel medio termine, riuscirà ad assumere tale connotazione), tuttavia la sua funzione può essere implementata attraverso l’adozione di soluzioni più idonee.

Quello che, molto più pragmaticamente può essere fatto, nel caso di specie, è una rimodulazione dei suoi assetti, la dotazione di personale altamente specializzato, l’adozione di protocolli di collaborazione tra diverse agenzie col fine ultimo di apportare dei vantaggi, in termini di sicurezza, per tutti i Paesi partner.

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Le minacce alla sicurezza che si profilano ogni giorno, impongono un’accelerazione dei processi di adeguamento e in tal senso si sta già lavorando, come dimostra la recente costituzione, sempre in ambito INTCEN, della “cellula per l’analisi delle minacce ibride” in grado di ricevere ed esaminare informazioni riservate e pubbliche sulle minacce ibride.

Si tratta di una unità ritenuta indispensabile a garantire un adeguato coordinamento con l’esistente East StratCom task force, creata nel 2015 allo scopo di affrontare delle campagne di disinformazione provenienti dall’area orientale e produrre un piano d’azione incentrato sulla comunicazione strategica e le analoghe strutture di analisi delle minacce ibride istituite in ambito NATO.

La condivisione di informazioni meglio nota come information sharing procede verso una nuova direttrice; difficoltà a vari livelli e criticità spesso rilevanti potrebbero far desistere dal proseguire in uno sforzo sicuramente complesso. Quel che appare chiaro è che tale condivisione può rivelarsi determinante nell’affrontare le sfide della sicurezza che caratterizzeranno gli anni a venire.

Pietro Lucania

Bibliografia

Libri

  • Breakspear, A. (2013), “A New Definition of Intelligence”. Intelligence and National Security.
  • Contro C. (2018), “The Eu intelligence community: elements of a EU Intelligence culture” – University of Glasgow.
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Codici, Riviste o Periodici

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  • Nomikos John M. (2005), “A European Union Intelligence Service for Confronting Terrorism”, International Journal of Intelligence and Counterintelligence, Vol. 18, No. 2.

Internet, Software e Multimedia

  • EEAS – European External Action Service (2012), “organizational chart, http://www.eeas.europa.eu/background/docs/organisation_en.pdf
  • EEAS – European External Action Service. (2018), “Shaping of a Common Security and Defence Policy” https://eeas.europa.eu/topics/common-security-and-defence-policy-csdp
  • Hurst S., (2014), “Why have European Union Intelligence structures evolved from emergent coordination mechanism (SitCen) to comprehensive institutions (IntCen)?” – http://rieas.gr/images/editorial/NomikosEUintelligence15.pdf

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