Ciò che non è fisico. Il carattere metafisico dell’esperienza umana

Con questo articolo vorrei dare qualche argomento e qualche esempio per mostrare la natura non fisica dell’esperienza umana. Per prima cosa argomenterò l’esistenza di qualcosa di non fisico e successivamente come e perché fenomeni come colori, emozioni, stati mentali e tutti gli altri fenomeni legati alla soggettività sono ciò che compone l’esperienza umana nel suo versante non fisico. Nel secondo capitolo mostrerò qual è la relazione tra l’esperienza umana nel suo carattere non fisico e metafisico e il funzionamento dei meccanismi cerebrali e la priorità del carattere metafisico dell’esperienza umana rispetto ai meccanismi cerebrali.

Ciò che non è fisico e l’esperienza umana

Nel mio articolo affermerò la tesi che l’esperienza umana è fatta principalmente di esperienze di natura non fisica. L’ipotesi centrale è quella secondo la quale almeno una parte del regno delle cose fisiche è composto da fenomeni che hanno anche una componente non fisica. Nella maggior parte dei casi questa parte non fisica dipende da quella fisica e viceversa, specialmente nel caso dell’esperienza umana e animale. Solo la parte fisica dei fenomeni fisici può interagire causalmente ma, non causalmente, il fiume dell’esperienza umana di natura non fisica può guidare il corpo attraverso il mondo grazie all’esperienza del mondo e di noi stessi.

Gli oggetti ordinari della nostra esperienza sono composti da qualità come colori, forme e così via. Queste qualità non hanno una natura fisica, non possono interagire l’una con l’altra. Mentre possiamo vedere una palla che fa sì che una finestra si rompa, non possiamo vedere il colore blu del cielo interagire con il colore dell’aereo che lo attraversa se non c’è una variazione non trascurabile nell’interazione tra gli oggetti. Così per le forme, non possiamo mai vedere un cambiamento nelle forme di due oggetti della mia esperienza se non c’è un cambiamento fisico, se non c’è un’interazione causale tra questi oggetti.

I fenomeni fisici al di fuori dell’esperienza umana entrano nell’esperienza umana solo attraverso un’esperienza organizzata non fisica di colori, forme, odori e così via. La chiave dell’interazione tra mente e cervello è nella struttura dei fenomeni cerebrali che hanno come controparte l’esperienza umana non fisica. Non c’è qualcosa nell’esperienza umana che sia propriamente fisico eccetto ciò che riteniamo l'”esperienza corporea umana” nelle normali esperienze umane non fisiche.

Non c’è nulla nell’esperienza umana, se prestiamo attenzione, che sia una questione quantitativa. Quando diciamo che qualcosa è “forte”, come un suono per esempio, diciamo che qualcosa è “intenso”. Quando diciamo che qualcosa è “alto” o “lungo”, lo diciamo sempre in modo relativo. Avere standard di misurazione non significa avere un modo assoluto di misurare.

Quando ci riferiamo all’esperienza umana ci riferiamo sempre a qualcosa che non ha una natura fisica. Dal punto di vista del regno fisico, l’esistenza di qualcosa come l’esperienza umana non è un problema. L’esperienza ha una natura non fisica organizzata che può guidare il corpo fisico interno all’esperienza fisica al di fuori di quella propriamente umana. La realtà rimane causalmente chiusa, ma poiché l’esperienza umana è guidata da qualcosa di non fisico, gli uomini rimangono in realtà liberi come nelle considerazioni kantiane o davidsoniane.

Va notato che l’esperienza umana è ciò che conta perché la natura non fisica di percezioni, sensazioni, pensieri e così via è ciò che conta nelle scelte della nostra vita quotidiana mentre ciò che realizza fisicamente la nostra esperienza ordinaria, il nostro cervello, nulla sa di cosa è realizzato. È la costituzione non fisica dell’esperienza umana che guida quella fisica.

Il mondo della nostra esperienza è metafisico nella sua natura e propriamente umano. Non esistono oggetti di esperienza ordinaria che abbiano più caratteristiche delle caratteristiche che noi attribuiamo metafisicamente loro come durezza, altezza, colore, odore, profondità e così via e la stessa cosa vale per eventi i quali possono essere veloci, rumorosi, belli. La tendenza umana della conoscenza scientifica ha spinto gli uomini ad abbandonare l’esperienza ordinaria verso ciò che non può essere immediatamente visto e la sua vera natura. Ma, all’interno dell’esperienza di una persona, le regole del gioco sono regole umane, metafisiche.

Senza la natura metafisica, non fisica, dei colori, delle forme e così via, non potremmo avere l’esperienza umana di un ambiente che ci circonda e al quale apparteniamo. Quando viene dato il nostro cervello, viene dato un modo per “creare” un ambiente umano e la possibilità di avere un’esperienza di cose, eventi, altri uomini, animali e così via.

Sensorialmente, ho l’esperienza di ciò che è immediatamente attorno al mio corpo. Quando si parla di cinque sensi si parla in modo strano dal punto di vista esperienziale. Siamo nati con occhi, naso, orecchie, che possiamo parzialmente orientare per provare qualcosa nell’esperienza umana, ma il lavoro per rendere un mondo esperibile è già stato fatto dal cervello che ritaglia con gli stessi strumenti come i sensi, le menti, i concetti ciò che appartiene al mondo e ciò che appartiene a noi stessi.

Anche per la causalità non vediamo il lavoro delle leggi naturali nella nostra vita di tutti i giorni, ma la relazione spaziotemporale tra gli eventi in un racconto di cose eventi e fatti relativi all’uomo. Dal punto di vista del corpo vediamo sempre la relazione tra oggetti, eventi e noi stessi in una relazione soggettiva. Sentiamo noi stessi, gli altri e gli altri oggetti in modo metafisico. La sensazione della forma e altre caratteristiche del corpo degli oggetti e la sensazione del mio corpo e le sue caratteristiche sono sempre qualcosa di umano. Le azioni e le passioni cambiano le caratteristiche del mio corpo e gli oggetti con cui entrano in contatto, mentre non possiamo vedere una sensazione corporea cambiare un’altra sensazione corporea se non in qualche caso particolare.

La sensazione di me stesso, delle emozioni, delle immagini mentali, dei pensieri, dall’altra parte, può essere influenzata da un cambiamento, ma questo è, come nel caso dei colori, un cambiamento di oggetto non un cambiamento nell’oggetto o, per dire, un cambiamento della particolare emozione. Inoltre, se ruotiamo mentalmente un cubo e facciamo scontrare, sempre mentalmente, un raggio di luce con il cubo, la collisione non causa nulla se non facciamo si che, con uno sforzo mentale, il raggio di luce causi qualcosa dopo aver colpito l’oggetto mentale in questione.

Come scrive Searle in The Rediscovery of the Mind la situazione di ciò che è ritenuto mentale e soggettivo dalla tradizione non gode di una condizione scientificamente felice:

“C’è una persistente confusione tra l’affermazione che noi filosofi dovremmo cercare di eliminare il più possibile pregiudizi soggettivi dalla ricerca della verità e l’affermazione che il mondo reale non contiene elementi che siano irreducibilmente soggettivi. E questa confusione in termini è basata su una confusione tra il senso epistemologico della distinzione soggettivo / oggettivo e il suo senso ontologico. Epistemologicamente tale distinzione è molto lontana dalle dichiarazioni sui valori, i giudizi personali, i punti di vista, le emozioni. Ontologicamente la distinzione soggettivo / oggettivo comprende categorie differenti della realtà empirica. Epistemicamente, l’ideale di oggettività stabilisce qualcosa di molto importante, benché costituisca un fine irraggiungibile. Ma ontologicamente la dichiarazione che la realtà intera sia oggettiva è da un punto di vista neurobiologico semplicemente falsa. Gli stati mentali hanno un’ontologia soggettiva irriducibile”.

Inoltre sostiene Searle:

“Se ho ragione nel pensare che coscienza e soggettività sono essenziali per la mente, allora la concezione della mente impiegata dalla tradizione è mal concepita fin dall’inizio, per lei infatti essa è qualcosa oggettivo e valutabile solo in terza persona. La tradizione cerca di studiare la mente come se fosse un fenomeno neutrale indipendente dalla coscienza e dalla soggettività. Ma questo approccio non tiene in conto le caratteristiche cruciali che distinguono fenomeni mentali da quelli che mentali non sono. E ciò più di ogni altra ragione depone a favore per l’implausibilità del modo di vedere le cose portato dalla tradizione. Se si cerca di trattare qualcosa che si crede come un fenomeno che non è essenzialmente legato alla coscienza, allora si può abbracciare l’idea che esse possano essere definite solo in termini di comportamento esterno o di relazioni di causa effetto, che non esistano o ancora che parlare di desideri e credenze è solo un certo modo di parlare legato all’uso del liguaggio. L’ultima assurdità è cercare ti trattare la coscienza stessa indipendentemente dalla sua soggettività e cioè sempre in terza persona e che la coscienza come qualcosa di privato non esiste realmente”.

Per concludere la sua diagnosi sullo stato degli studi sulla mente e la coscienza Searle afferma:

“Qualche volta la tensione tra metodi e assurdità dei risultati diventa visibile. Nella letteratura recente c’è una disputa tra entità chiamate qualia e si crede che il problema sia “Può il funzionalismo tener conto dei qualia?” Ciò che rivela la questione è che la mente consiste di qualia, così per dire e il funzionalismo non può tenerne conto perche parla di qualcosa di differente, cioè attribuzione di atti intenzionali basati su evidenze in terza persona, mentre i fenomeni mentali hanno a che vedere con l’esistenza di stati mentali coscienti e non coscienti entrambi e irreducibilmente in prima persona e soggettivi”.

Da un punto di vista fisico dimostrare che qualcosa di non fisico esiste significa che qualcosa al di fuori del fisico rimane al netto della misurazione del regno fisico. Da un punto di vista teorico è possibile che le entità non fisiche esistano anche senza quelle fisiche, ma se la misura è misura di qualcosa di fisico, possiamo probabilmente conoscere veramente solo le entità metafisiche che sono legate ai fenomeni fisici e primariamente ciò che appartiene all’esperienza umana.

Da un punto di vista matematico le entità non fisiche sono soggette a misurazione nel senso che è misurabile nel modo in cui appaiono indipendentemente dagli oggetti da cui dipendono. Inoltre le entità metafisiche possono interagire l’una con l’altra in un modo non causale come sentimenti ed emozioni ed esiste una relazione di struttura e di dipendenza, tra loro, dovuta alla particolare conformazione del nostro sistema cerebrale. Ciò che è importante è l’esperienza metafisica, perché ciò che “mi piace” in senso proprio è l’una o l’altra parte dell’esperienza non fisica della mia esperienza metafisica quotidiana.

Esperienze metafisiche e funzionamento cerebrale

L’esperienza umana non fisica è un’esperienza che per la sua organizzazione dipende dall’organizzazione del cervello. L’esperienza metafisica umana è il mezzo grazie al quale la realtà al di fuori dell’esperienza umana si manifesta. L’esperienza metafisica umana contiene la possibilità della realtà al di fuori dell’esperienza umana di manifestarsi all’interno dell’esperienza umana.

L’esperienza umana è organizzata e l’organizzazione è data dall’organizzazione del cervello, ma ciò che è importante nell’esperienza umana è l’esperienza umana metafisica in se stessa. Ciò a cui una persona cosciente è diretta principalmente sono esattamente le caratteristiche metafisiche dell’esperienza umana e nient’altro.

Come sottolineato da Ken Moji:

“Il concetto di qualia descrive la proprietà unica che accompagna i nostri sensi. E’ un concetto essenziale quando cerchiamo di comprendere i principi che legano le scariche neurali e le nostre percezioni. L’idea di qualia è anche di cruciale importanza quando cerchiamo di studiare le funzioni del cervello da un punto di vista oggettivo. I qualia devono essere parte delle formulazioni matematiche di informazioni che usiamo per comprendere le funzioni del cervello.”

Com’è possibile tutto ciò? È praticamente possibile perché il cervello è esattamente un sistema fisico e la sua organizzazione fisica è dovuta al suo compito di mantenere l’esperienza umana non fisica, metafisica, individuale. L’attività cerebrale è composta da una parte fisica e una parte metafisica. L’esperienza umana metafisica è ciò che è primariamente dato alla persona umana cosciente ed è ciò che l’attività fisica del cervello è formata per realizzare.

La mia volontà, i miei desideri, le mie idee sono dirette e indirizzate nell’esperienza umana non fisica. La controparte fisica delle attività cerebrali da un lato rende l’esperienza umana metafisica possibile e il suo funzionamento dipende dalla struttura metafisica dell’esperienza umana, mentre, dall’altra parte, la parte fisica dell’attività cerebrale permette che il corpo umano al di fuori dell’esperienza metafisica faccia quello che fa nell’esperienza fisica ambientale al di fuori dell’esperienza metafisica umana.

In alcuni casi, come nel caso delle emozioni e delle sensazioni, esse sono dovute a qualcosa di non fisico, sono dovute al carattere metafisico dell’esperienza umana e la relazione causale in senso fisico tra l’esperienza umana e l’attività cerebrale deve essere invertita. È la vivace esperienza metafisica dell’uomo che guida i processi cerebrali fisici e non viceversa.

Nel modo di fare scienza e nel modo di scrivere di chi tiene conto di fenomeni mentali come i qualia, come Ken moji, ciò che non va è che la relazione tra mente e cervello deve essere invertita a costo di “formalizzare” a vuoto l’attività mentale e cerebrale umana.. Sono le esperienze umane e mentali che guidano i processi cerebrali neuroelettrici perché sono loro che vengono per prime nella nostra esperienza metafisica e che sono in primo luogo fissate evolutivamente. Ad esempio, ciò che è fissato è la capacità di discriminare i colori e non i processi cerebrali che mi rendono capace di farlo. Infatti c’è più di una soluzione evolutiva per raggiungere gli stessi risultati.

Conclusioni

In conclusione, se è vero che l’aspetto di un oggetto colorato nel mio campo visivo è possibile solo grazie a particolari processi cerebrali fisici, come l’impulso elettrico modulato, è la struttura metafisica del mondo dell’esperienza umana e del campo visivo che ha reso l’aspetto dell’oggetto somigliante a “l’aspetto di una donna vestita di blu”. Le mie emozioni e sentimenti per la donna vestita di blu sono ciò che conta e indirettamente causano tutte le conseguenze fisiche del cervello che hanno reso i movimenti del mio corpo al di fuori dell’esperienza umana il parlare con lei nell’esperienza, non fisica, umana.

La natura metafisica dell’esperienza umana non può essere neutrale rispetto alla mia azione e alla mia volontà perché sono le caratteristiche metafisiche di oggetti, eventi e persone che abbiamo a disposizione nella nostra vita ordinaria per decidere.

Andrea Bucci

Bibliografia

  • N. Block, Inverted earth. In: Philosophical Perspectives, Ed. J. Tomberlin, Vol. 4: 53-79. Atascadero, CA, Ridgeview, 1990
  • A. Bucci, The best with what we have. A threefold metaphysics of Perception, Brainfactor, 2018, 1-11
  • D. Davidson, Mental Events, In L. Foster & J. W. Swanson (eds.), Essays on Actions and Events, ClarendonPress,Oxford,1970, pp. 207-224
  • D. Dennett, Quining Qualia. In: Consciousness in Contemporary Science, Eds. A. J. Marcel and E. Bisiach, 1988
  • G. Harman, The intrinsic quality of experience. In: Philosophical Perspectives, Ed. J.Tomberlin, Vol. 4: 31-52, Atascadero, CA, Ridgeview, 1990
  • D. Hilbert, Qualia, In Bruce Gibson (ed.), Sage Encyclopedia of Perception. Sage Publishing, 2010
  • F. Jackson, Epiphenomenal qualia. Phil. Quarterly,1982, 32: 127-36
  • I. Kant, Critique of Practical Reason, Dover Publication, Dover 1909
  • M.G.F. Martin, The Limits of Self-Awareness, Philosophical Studies, 2004, 120:37–89
  • M.G.F. Martin, The Transparency of Experience, Mind and Language, 2002, 17:376–425
  • K. Moji, Qualia and the brain, Nikkei Science, 1997, p. 1
  • B. Russel, The problems of philosophy, Home University Library, Oxford 1912
  • J.R. Searle, The Rediscovery of the Mind, MIT Press Cambridge, London 1992, pp. 19-21
  • M. Tye, The admissible content of visual experience, The Philosophical Quarterly, 2009, 59:541–562
  • M.Tye, Intentionalism and the argument from no common content, Philosophical Perspectives, 2007, 21:589-613
  • M.Tye, A causal analysis of seeing by Michael Tye, Philosophy and Phenomenological Research, 1982, 42:311-325

Image credits: Zapp2Photo. Intelligent Digital Signage, augmented reality marketing and face recognition concept. Interactive artificial intelligence digital advertisement in retail shopping mall. Shutterstock.com

Be the first to comment on "Ciò che non è fisico. Il carattere metafisico dell’esperienza umana"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.