Social Media Intelligence, riflettori su Daesh

Nella moderna dimensione globale del terrorismo di matrice islamica, il ruolo dei social media diventa sempre più centrale. L’analisi dell’attività sui social network di organizzazioni terroristiche internazionali come Daesh e dei suoi attivisti, consente di avere un quadro unico delle strategie comunicative del gruppo.

In questo contesto risulta fondamentale la Social Media Intelligence (Socmint), branca di analisi che nasce e si sviluppa esclusivamente con il monitoraggio e l’interpretazione di informazioni provenienti dai social network. Socmint è in grado di fornire una visione privilegiata di come lo Stato Islamico ed i suoi membri stanno fronteggiando la fase di recupero imposta dalla perdita delle roccaforti nel 2017.

1 – Daesh, dalla struttura gerarchica alla decentralizzazione: rinnovamento, nostalgia e frammentazione

Concentrando l’analisi sui principali canali social di Daesh (Facebook, Twitter e gruppi Telegram), si può avere un quadro chiaro di come il gruppo sta affrontando la fase di decentralizzazione, riassumendo la sua attuale realtà comunicativa in tre macro-aree.

1.1 – Dal trionfo del califfato ad una lunga insurrezione contro gli oppressori

L’inizio della fase di recupero di Daesh dopo la perdita del suo nucleo territoriale, è stata parafrasata dal suo leader, al-Baghdadi, nel suo messaggio audio “Give Glad Tidings to the Patient”, come un momento in cui l’organizzazione riscoprirà la sua vera unione: una battaglia dei mujahideen non più rivolta alla dominazione stabile di un territorio fisico, ma alla diffusione mondiale della jihad.

Quindi nuove prospettive del conflitto non più incentrate sul riscontro oggettivo della conquista dei territori ma indirizzate verso l’incitazione ad una lunga ed estenuante battaglia: uno sforzo individuale sia sul piano operativo che sul piano motivazionale.

Sui social media questo concetto viene espresso attraverso l’incoraggiamento a non arrendersi rivolto a tutti gli attivisti, ponendo particolare enfasi su: principi religiosi in grado di far leva sull’ideologia; la battaglia coraggiosa dei mujahideen contro i regimi oppressori in Iraq e Siria; un sacrificio globale per la jihad e la sua espansione, divulgando informazioni inerenti ad operazioni jihadiste in territori esterni a quelli dell’ormai perduto califfato come Afghanistan, penisola del Sinai, Filippine, Libia e Somalia.

1.2 – Il califfato diventa leggenda: Daesh e le vittorie che alimentano narrative più potenti dell’ideologia

Il sentimento di nostalgia verso il periodo di dominazione shariatica dell’auto-proclamato califfato, alimenta nell’immaginario degli estremisti l’idea di una legittimazione divina degli intenti di Daesh, cristallizzandone la fiducia verso la sua metodologia di conquista e la devozione nei confronti della purezza delle sue interpretazioni religiose. In questi termini, gli attivisti combatteranno per riportare il califfato alla sua “antica gloria” e oltre, opprimendo gli infedeli ovunque nel mondo.

In questa contesto, la comunicazione attraverso i social media, dà a Daesh la possibilità di ribaltare il significato stesso di vittoria e di sconfitta, concretizzando, anche attraverso i fallimenti in campo militare (come la perdita dei suoi territori), un’immagine potente ed eterna del gruppo di respiro internazionale e non più solo locale.

1.3 – Il lato fuori controllo della decentralizzazione del califfato: le fake news del terrorismo islamico

L’importanza data alle identità virtuali individuali nell’unificazione del messaggio globale del frammentato califfato non sempre genera contenuti coerenti tra loro ma, al contrario, spesso devia dalla strategia complessiva del gruppo. Un esempio topico è l’impacciata campagna di comunicazione condotta da numerosi attivisti per promuovere attacchi terroristici durante la World Cup 2018 in Russia. L’assenza di attentati e di una minaccia fondata su basi reali ha portato discredito all’organizzazione, ridicolizzando i suoi intenti di ristabilire la sua macchina propagandistica attraverso la comunicazione online.

2 – Socmint: innovazione e criticità

Socmint si distingue grazie alla sua capacità di interpretare e catalogare un ecosistema di informazioni che altrimenti rimarrebbero indecifrabili. La necessità di interconnessione tra attivisti e leader, nella moderna dimensione globale e frammentata del terrorismo islamico, sta rendendo la comunicazione online uno strumento imprescindibile delle organizzazioni terroristiche internazionali. Come analizzato in precedenza, le investigazioni sui social media sono in grado di fornirci una prospettiva sia generale che particolare delle attività, della propaganda e dei punti deboli del gruppo, offrendo non solo strumenti per comprendere l’entità della minaccia terroristica ma anche informazioni chiave per contrastarla.

Nonostante i riscontri oggettivi dati dalle investigazioni sui social media, vanno considerati anche alcuni ostacoli operativi che ad oggi non consentono di attuare un’attività di intelligence esclusivamente dedicata ai social network, rendendo la Socmint un metodo non autosufficiente ma un supporto della Open Source Intelligence (Osint) e dalla Human Intelligence (Humint).

In particolare, data l’ingente mole di dati rilasciati sui social media ogni giorno, le indagini sono spesso orientate verso un’analisi quantitativa anziché qualitativa delle comunicazioni, perdendo il più profondo aspetto sociologico delle interazioni online, chiave interpretativa fondamentale per identificare efficacemente il significato delle informazioni raccolte nel campione.

Per fare in modo che Socmint diventi un metodo consolidato sul piano operativo, è prioritario considerare le identità on line come la rappresentazione di un vero e proprio ulteriore strato della personalità degli individui che, proprio come avviene nella realtà off line, vanno interpretate e non solo raccolte.

Elena Balia
Daniele Maria Barone

Bibliografia

A. Burato (Marzo 18, 2015) Social Media Intelligence: dalla pratica alla disciplina. ITSTIME – Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies. http://www.itstime.it/w/social-media-intelligence-dalla-pratica-alla-disciplina-by-alessandro-burato/

A.M. Kaplan, M. Haenlein , Users of the world, unite! The challenges and opportunities of Social Media. “Business Horizon” Kelley School of Business, Indiana, 2010, pagg. 59-68

Giddens, Modernity and Self-Identity. Self and Society in the Late Modern Age, The Trajectory of self. Stanford University Press, Stanford, 1991, pagg. 70-109

A. Sperini (Gennaio, 12, 2017) Implementazione del ciclo d’intelligence tramite l’utilizzo della social media intelligence (SOCMINT), Centro Alti sudi per la difesa, Ministero per la Difesa – 49. https://www.difesa.it/SMD_/CASD/IM/CeMiSS/Pubblicazioni/ricerche/Pagine/ricerca_Sperini.aspx

A. Teti ,Isis e Social Network. Da Twitter a Facebook passando per WhatsApp e YouTube. Gnosis, Aprile 2015. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2016/01/Gnosis-4-2015-teti.pdf

C. McGrath (Maggio, 2018) World Cup 2018: ISIS issues chilling threat to football fans ahead of tournament. Express. https://www.express.co.uk/news/world/954337/world-cup-2018-russia-isis-terror-warning-football

C.P. Clarke, H. j. Ingram (Aprile 2018) Defeating The ISIS Nostalgia Narrative. Foreign Policy Research Institute https://www.fpri.org/article/2018/04/defeating-the-isis-nostalgia-narrative/

G. Mori (giugno 24, 2017) Il Califfato vieta il networking sui Social. ITSTIME – Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies. http://www.itstime.it/w/il-califfato-vieta-il-networking- sui-social-by-gabriele-mori/

G. Pravettoni, Web psychology. Guerini e Associati, Milano 2012

ITSTIME – Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies (Settembre 7, 2017) Il Manuale di Daesh: Knights of Lone Jihad 4. http://www.itstime.it/w/il-manuale-di-daesh-knights-of-lone-jihad-4/

J. Burke (Marzo 30, 2017) The myth of the ‘lone wolf’ terrorist. The Guardian. https://www.theguardian.com/news/2017/mar/30/myth-lone-wolf-terrorist

M.Lombardi, A. Burato, M. Maiolino (Febbraio 2016) Digital Humint: Nuove Prospettive di Analisi. GNOSIS http://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/rivista47.nsf/servnavig/47-36.pdf/$File/47-36.pdf?OpenElement

Image credits: Tero Vesalainen. Close up of terrorist holding black bag in hand, possibly timebomb. Man planning a dangerous explosion in subway. Terrorism and security concept. Shutterstock.com

Be the first to comment on "Social Media Intelligence, riflettori su Daesh"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.