Obbedire per paura o per rispetto?

Prove di una precoce comprensione dell’autorità nei bambini

Ognuno di noi conosce bene la differenza tra un potere esercitato con la prevaricazione, la violenza e l’intimidazione, e un potere al quale, invece, ci sentiamo in dovere di obbedire perché giusto e legittimamente acquisito. È la differenza tra un potere basato sulla paura e un potere basato sul rispetto.

Se questa distinzione ci risulta familiare, ben poco sappiamo su quando emerga durante lo sviluppo la capacità di comprendere la differenza qualitativa che passa tra le varie forme del potere. Nel senso comune, e per lungo tempo in psicologia, si è pensato che un ruolo importante nell’acquisizione di questa conoscenza lo giocasse l’educazione, e che il bambino dovesse aspettare molti anni prima di poter intuire che all’autorità, quando legittima, si deve obbedienza.

Con una serie di esperimenti, raccolti in uno studio recentemente pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, insieme al Prof. Luca Surian dell’Università di Trento e alla Prof.ssa Renée Baillargeon dell’Università dell’Illinois, ho per la prima volta riscontrato la presenza, già nella prima infanzia, di una comprensione intuitiva della differenza tra una forma di potere basata sull’aggressività e una basata sul rispetto reciproco e sull’autorevolezza di chi è al comando.

Recenti studi hanno mostrato che già nei primi due anni di vita i bambini sono in grado di distinguere individui moralmente buoni da individui moralmente cattivi, e di preferire i primi ai secondi. Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che nella primissima infanzia il bambino sia in grado di distinguere tra un individuo dominante e uno subordinato. Ad esempio, a nove mesi i bambini si aspettano che se due individui, uno grande e uno piccolo, entrano in conflitto tra loro, sia il più grande ad avere la meglio. Sono anche in grado di intuire che un individuo appartenente a un gruppo numeroso avrà la meglio su un individuo appartenente a un gruppo meno numeroso. Infine, esistono prove che i bambini con meno di due anni inferiscono che se un individuo è dominante su un altro in una certa situazione, lo sarà anche in una situazione futura e in un contesto differente. Tuttavia, non si aspettano che quell’individuo, perché dominante su un secondo individuo, non possa essere a sua volta dominato da un terzo individuo.

Insomma, esistono prove sperimentali di sorprendenti capacità di comprensione nei bambini molto piccoli. Tuttavia, sinora non era stato chiarito se nella prima infanzia il bambino possedesse la capacità di ragionare sui diversi modi con cui ci si può imporre sull’altro. Una distinzione importante è quella tra leader e bullo, come li ho chiamati nel mio studio, ovvero tra un potere basato sul rispetto e l’autorevolezza e uno, invece, basato sull’uso della forza fisica, sull’intimidazione e la coercizione.

Per stabilire se questa differenza è intuibile da bambini di età compresa tra i 18 e i 24 mesi, ho mostrato loro alcuni filmati. Un primo gruppo di bambini ha visto un video in cui il personaggio dominante era caratterizzato come leader: un ovale giallo con occhi e bocca e bastone entra in scena e trova tre personaggi subordinati, ovali rossi con occhi e bocca che si inchinano a lui; egli si inchina in risposta, a sottolineare il rispetto reciproco, e i subordinati gli consegnano spontaneamente il pallone. Un secondo gruppo di bambini ha visto un video dove il personaggio dominante era invece caratterizzato come bullo: un ovale giallo con occhi e bocca entra in scena e picchia sulla testa i tre subordinati; infine, ruba loro il pallone ed esce dalla scena.

Dopodiché, entrambi i gruppi di bambini hanno osservato il personaggio dominante – leader o bullo, a seconda della condizione – entrare nuovamente in scena e ordinare ai subordinati di “andare a nanna”, indicando con il bastone la casetta sulla destra della scena. I bambini hanno osservato, in maniera alternata, un evento di obbedienza e uno di disobbedienza. Nel filmato con l’obbedienza, i subordinati entravano nella casetta e, una volta uscito il personaggio dominante, chiudevano gli occhi, come se dormissero. Nel filmato con la disobbedienza, invece, i subordinati entravano in un primo momento nella casetta ma, una volta uscito di scena il personaggio dominante, disobbedivano e tornavano fuori.

Per questo studio abbiamo utilizzato il paradigma della violazione dell’aspettativa, che è basato sull’assunto metodologico che la mente del bambino, come quella dell’adulto, sia attiva e generi continuamente aspettative e predizioni su come il mondo funziona. Quando queste aspettative non incontrano la realtà, c’è nel bambino una reazione di sorpresa che si riflette in un tempo di osservazione prolungato. È sfruttando questo fenomeno che è possibile ricostruire il pensiero in bambini che ancora non parlano o hanno appena iniziato a farlo. Essi osserveranno a lungo ciò che è contrario alle loro aspettative.

Nello studio abbiamo registrato tempi di osservazione lunghi per l’evento in cui i subordinati disobbedivano all’ordine del leader. Da questo dato deduciamo che i bambini trovino sorprendente che i subordinati disobbediscano a un personaggio caratterizzato come leader, anche quando egli è assente dalla scena e non può direttamente controllare i subordinati. In altre parole, i bambini si aspettano obbedienza a chi detiene il potere in maniera legittima, anche quando egli è fisicamente assente. Tuttavia, i bambini non si aspettavano né obbedienza né disobbedienza al comando impartito dal bullo. Quando il bullo si allontana e non può forzare i subordinati all’obbedienza, non c’è ragione per cui i subordinati debbano obbedirgli.

Due ulteriori condizioni sperimentali hanno permesso di chiarire perché i bambini non mostravano aspettative particolari nel caso in cui a ordinare fosse il bullo. In una prima condizione abbiamo mostrato ai bambini il bullo che interagisce con i subordinati e poi ordina loro di andare a nanna. Questa volta, però, il bullo rimane in scena a controllare se i subordinati obbediscono. I bambini hanno mostrato di aspettarsi obbedienza da parte dei subordinati. Ovvero, sotto la minaccia di una ritorsione, mi aspetto che i subordinati obbediscano e rimango sorpreso quando non lo fanno.

In una seconda condizione, abbiamo mostrato un’interazione tra un personaggio giallo e tre rossi non caratterizzata da asimmetria di potere. Il personaggio entra in scena e viene salutato dai tre, tuttavia questi non si inchinano. In questo caso, abbiamo rilevato che i bambini hanno generato l’aspettativa della disobbedienza, probabilmente perché hanno considerato che tre individui hanno maggiore potere decisionale rispetto a un individuo singolo, loro pari. I risultati di queste due condizioni aiutano a spiegare quello della condizione con il personaggio bullo assente dalla scena di obbedienza o disobbedienza. I bambini, qui, possedevano due aspettative: da una parte, i tre personaggi dovrebbero poter fare quello che vogliono se il bullo è assente; dall’altra, i personaggi potrebbero essere puniti dal personaggio bullo se questo rientrasse in scena.

Lo studio mostra che già nel secondo anno di vita, con un’esposizione sociale limitata per lo più alle mura di casa, i bambini possiedono una comprensione intuitiva della differenza tra leader e bulli. In particolare, si aspettano che gli individui obbediscano a chi detiene il potere in maniera legittima, ma che si obbedisca ai bulli solamente quando questi costringono all’obbedienza con l’uso della forza fisica o con la minaccia.

Saranno necessari ulteriori studi per chiarire, ad esempio, che tipo di aspettative hanno i bambini riguardo al comportamento dei leader. Si aspettano che i leader o le autorità si prendano cura della comunità? Si aspettano da parte dei leader un comportamento moralmente probo, oppure vi sono situazione in cui l’autorità non è vincolata al rispetto del codice morale? Si aspettano che le autorità abbiano dei privilegi? Pur rimanendo ancora molte domande, lo studio indica la possibilità che il nostro senso morale, già in fase di sviluppo durante la prima infanzia, preveda un principio di autorità per cui è norma obbedire all’autorità quando questa esercita un potere legittimo, basato sul rispetto.

Francesco Margoni, Ph.D

Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. Si occupa di studiare l’acquisizione e lo sviluppo di concetti morali fondamentali come, ad esempio, quello di bontà e cattiveria oppure quello di autorità. Conduce i propri studi nel Laboratorio di Sviluppo Neurocognitivo diretto dal Prof. Luca Surian.

Lo studio:

Francesco Margoni, Renée Baillargeon, and Luca Surian, Infants distinguish between leaders and bullies, “PNAS” September 18, 2018 115 (38) E8835-E8843; published ahead of print September 4, 2018 https://doi.org/10.1073/pnas.1801677115

Fonte: Researchitaly

Image credit: Lassedesignen. Popular Child. Shutterstock.com

1 Comment on "Obbedire per paura o per rispetto?"

  1. Ho trovato l’articolo scritto veramente molto ben fatto e arricchente anche dal punto di vista scientifico, complimenti veramente!

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