Fake News, le bufale che inquinano la rete

Nella lingua inglese le chiamano fake (false) news ed il termine è diventato talmente usuale nel linguaggio comune da essere inserito, come parola dell’anno 2017, nel Collins Dictionary. Nella lingua italiana, con più creatività, per definire una “notizia clamorosamente infondata, un errore madornale” (dizionario Sabatini-Coletti) si usa il termine bufala. Ma perché?

Secondo il linguista De Mauro, che aveva inserito la parola nel Gradit (Grande dizionario italiano della lingua dell’uso, 2ª edizione, 8 volumi, Utet, Torino 2007) l’uso figurato del termine bufale era in uso, già negli anni 60, nel dialetto romanesco, e indicava non solo una “notizia infondata” ma anche “una cosa di scarso valore, una fregatura”.

Paolo D’Achille, professore ordinario di Linguistica italiana presso l’Università Roma Tre e responsabile del servizio di consulenza dell’Accademia della Crusca, ha proposto una spiegazione specifica del termine. La parola bufala – racconta il linguista – avrebbe avuto origine in ambito gastronomico, con riferimento non alla mozzarella, come tanti credono, ma alla carne: secondo la ricostruzione infatti alcuni ristoratori romani disonesti avevano la cattiva abitudine di spacciare la carne di bufala invece della più pregiata carne di vitella ed i clienti che avevano subodorato l’inganno avrebbero usato il termine bufale per indicare appunto una ‘fregatura’.

In seguito l’azzeccata definizione si è ripresentata in ambito giornalistico, diventando sinonimo di “notizia falsa e infondata” o più specificatamente “errore madornale; affermazione falsa, inverosimile; panzana” come viene definita sul Vocabolario Treccani.

Di bufale o fake news oggi si parla molto, spesso a proposito, ma le false notizie sono sempre esistite. Una delle più antiche è legata al famoso cavallo di Troia che secondo la leggenda sarebbe stato usato dagli achei per penetrare nelle mura di Troia.

In realtà però, secondo studi recenti, non si trattava di un cavallo (in greco hippos) bensì un tipo di nave fenicia che veniva abitualmente chiamata “Hippos”, appunto, perché sulla prua erano disegnati i musi dei cavalli. Questa nave venne abbandonata sulla spiaggia dagli invasori lasciando pensare ad una ritirata che in realtà non ci fu.

Francesco Tiboni, archeologo e ricercatore dell’Università di Aix-en-Provence e Marsiglia, sostiene che l’equivoco, millenario, sul ‘cavallo’ di Troia sarebbe nato da un errore nella traduzione dei testi successivi a Omero, ai quali si ispirò anche Virgilio per comporre l’Eneide.

Una ‘bufala’ molto più recente e nota è l’esperimento condotto da Orson Welles nel 1938 quando, alle otto di sera, propose dai microfoni di radio CBS (La tv non era ancora nata) una finta cronaca di uno sbarco dei marziani sul nostro pianeta. La cronaca era ispirata al romanzo ‘la guerra dei mondi’ e nonostante gli avvisi all’inizio e alla fine della trasmissione, sul fatto che si trattasse di una ricostruzione, parecchi cittadini credettero che davvero stava avvenendo una invasione degli extraterrestri.

Una fake news storica e dalle conseguenze ben più devastanti – diede praticamente il via alla seconda guerra mondiale – è quella del regime tedesco che, prima dell’attacco alla Polonia (1939), inventò un attacco ad stazione radio tedesca, da parte di militari polacchi. La notizia venne ripresa da tutti i mezzi di informazione, ma era manipolata: l’attentato ci fu ma gli autori, si scopri in seguito, erano uomini delle SS tedesche, che indossavano le divise polacche. Hitler sfruttò questa notizia per invadere la Polonia. Un piano ben strutturato, in cui la manipolazione aveva un gran peso, gestito mediaticamente dal famigerato Joseph Goebbels, uno degli uomini più vicini a Hitler.

Le fake news sono entrate con forza anche nel ‘ultima campagna elettorale americana, che Trump ha vinto – a dispetto della gran parte delle previsioni – grazie anche all’uso massiccio del web nonché delle fake news (per esempio ha accusato Obama d’aver fatto mettere microspie nel suo ufficio). E proprio nel periodo delle ultime elezioni americane il termine fake news è diventato popolare a livello mondiale. In Italia è diventato all’ordine del giorno poco dopo e continua ad alimentare il dibattito ancora oggi.

Le fake news proliferano da tempo e non sono certamente una novità ma, certamente, il web cambia le prospettive, le rilancia con forza grazie alla rapidità di diffusione che può garantire e non viene garantita invece dagli organi di informazione più tradizionali come la carta stampata.

La rete, la tendenza alla iperconnessione continua – facilitata da smartphone e tecnologia mobile – da spazio e forza anche a coloro che non avrebbero voce in capitolo e, tra loro, a quelli che costruiscono ad arte notizie false, per divertimento o per tornaconti politici o economici. Spesso si tratta di privati con pochi scrupoli e voglia di far soldi ma, a volte, entrano in campo anche organizzazioni politiche opache e rappresentanti occulti di paesi stranieri, che si muovono in rete per condizionare la nostra opinione.

In verità però sui social, più che fake vere e proprie, sono diffusi soprattutto propaganda e toni accesi che con le fake news hanno in comune il fatto di far leva sull’emotività dei lettori. D’altronde il peso delle emozioni per chi si appresta a recepire una argomentazione, è conosciuto da tempo, anche se solo da un paio d’anni ha preso piede la parola Post Truth (post verità) usata per definire quelle situazioni in cui le emozioni diventano determinanti nella comunicazione.

Il termine Post Verità si usa per definire una “argomentazione, caratterizzata da un forte appello all’emotività, che basandosi su credenze diffuse, e non su fatti verificati, tende a essere accettata come veritiera, influenzando l’opinione pubblica” (Enciclopedia Treccani). In queste circostanze i ‘fatti’ conclamati passano in secondo piano, rispetto all’emozionalità del linguaggio, come ben sa chi studia le dinamiche d’acquisto dei consumatori.

Naturalmente le fake news vengono ulteriormente rinforzate da un clima di sfiducia nei media tradizionali percepiti come ‘distanti’ da molti cittadini e ci sono in questa situazione molte responsabilità degli stesi giornalisti che spesso sono troppo vicini al potere e non sempre sono obiettivi e credibili.

La rete permette più libertà d’espressione ma proprio il fatto che tutti possano parlare di tutto senza ‘metterci la faccia’, come avviene nei giornali (dove c’è una gerarchia di controllo, a partire dal direttore responsabile) crea numerosi problemi. Molti giornalisti ora corrono ai ripari e in molte redazioni sono stati costruiti pool appositi di verificatori delle notizie che come compito primario devono valutare la fonte e l’attendibilità di cosa arriva sul web: un lavoro gigantesco.

Anche molte piattaforme social, che pure sulle notizie, vere e false, fanno grandi guadagni, hanno sentito il bisogno di fare chiarezza. Facebook per esempio, che ha oltre 2 miliardi di utenti nel mondo (e fa il 97% dei guadagni con la pubblicità!) ha messo in rete un decalogo che spiega come riconoscere facilmente le notizie potenzialmente false; altre piattaforme hanno cercato e stanno cercando collaborazione con organizzazioni di fast check-in (cacciatori di bufale). Ma l’impegno delle internet company, che sulle news guadagnano miliardi, non è certamente al massimo e i motivi sono intuibili.

Il web crea problemi ma propone anche rimedi: il sito WAN IFRA della World Association of Newspapers and News Publishers per esempio, suggerisce più di 100 modi in cui le redazioni giornalistiche possono contribuire in maniera cruciale a insegnare ai giovani come utilizzare le notizie in maniera responsabile.

Resta fondamentale comunque alzare il livello d’attenzione e consapevolezza di chi usa la rete, soprattutto per i giovanissimi: prima di condividere una notizia dubbia occorre aguzzare l’istinto, verificare le fonti, controllare i particolari (per esempio la mancanza di date, i toni, o i titoli, troppo sparati, e, soprattutto, la mancanza di fonti, link, riferimenti verificabili).

Tutte cose relativamente semplici da fare ma fondamentali, per porre un argine al fenomeno.

Giuseppe de Paoli

Direttore Editoriale
Reputation Today

Image credits: Karen Roach, Fake news warning sign. A yellow warning sign with text Fake News on a keyboard 3D illustration. Shutterstock.com

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