Alzheimer, parte Interceptor

Parte in Italia Interceptor, il nuovo “modello organizzativo” per la Malattia di Alzheimer. Coordinato dal professore Mario Melazzini di AIFA, il progetto è promosso dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con diversi enti e società scientifiche, tra cui la Società Italiana di Neurologia (SIN), la Società Italiana di Geriatria, l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, l’INRCA di Ancona, il Policlinico Universitario Gemelli di Roma e l’Associazione Italiana Malati di Alzheimer.

“Si tratta – commenta il professore Gianluigi Mancardi, presidente SIN e direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova – di un progetto di grande rilevanza scientifica e sociale, che permetterà di avere importanti informazioni sulle persone affette da Mild Cognitive Impairment destinate ad ammalarsi di Alzheimer. Rappresenta un’iniziativa significativa per tutte le persone a rischio e per tutta la popolazione dei neurologi italiani che si occupa di diagnosi, terapia e assistenza dei malati”.

“Interceptor – spiega il professore Paolo Maria Rossini, direttore dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica di Roma – ha l’obiettivo di intercettare le forme prodromiche di Alzheimer nella fase precocissima. Il progetto mira a identificare il marcatore o l’insieme di marcatori con il miglior rapporto costi benefici, che equivale a dare una prognosi la più precisa possibile, non invasiva, disponibile sul territorio nazionale, a un costo sostenibile per il Sistema Sanitario”.

In una nota stampa la SIN oggi ricorda che nei prossimi otto anni termineranno numerosi trial clinici sui farmaci per la demenza di Alzheimer, molti dei quali sono prevalentemente o esclusivamente rivolti a forme prodromiche della malattia: “questo ultimo dato – si legge nella nota – unitamente ai costi molto elevati delle nuove terapie ed agli effetti collaterali potenzialmente seri, rende irrealizzabile l’attuazione di un modello di erogazione generalizzato a tutte le 700.000 persone con MCI, ossia che presentano un rischio elevato di sviluppare una qualche forma di demenza”.

Un libro attualissimo, dunque, quello del direttore di Brainfactor Marco Mozzoni Alzheimer. Come diagnosticarlo precocemente con le reti neurali artificiali, che fa il punto – con largo anticipo sui tempi – sullo stato dell’arte della ricerca sui biomarcatori promettenti e sulle potenzialità delle metodiche innovative di analisi non lineare dei dati, in grado di rilevare pattern significativi da campioni estesi quali utili predittori già in fase non sintomatologica dello sviluppo della malattia.

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