Il panpsichismo

In questo articolo prenderò in esame uno dei contributi più interessanti del celebre filosofo statunitense David Chalmers sul tema del panpsichismo dal titolo “Panpsychism and Panprotopsychism”.

Chalmers introduce il panpsichismo come la tesi secondo la quale qualche entità fisica fondamentale ha stati mentali di un qualche tipo. La versione di questa tesi che Chalmers prende in esame nel suo articolo è invece quella del panesperienzialismo secondo la quale qualche entità fisica fondamentale possiede stati coscienti.

Sviluppando il suo articolo a sostegno del panpsichismo Chalmers procede hegelianamente attraverso l’esposizione di tesi, antitesi e sintesi. La prima coppia di tesi e antitesi sono il materialismo e il dualismo.

Il materialismo nell’ambito della filosofia della mente è la tesi secondo la quale tutte le verità sulle esperienze coscienti sono fondate su verità che concernono stati fisici mentre il dualismo è la tesi che nega che le verità sulle esperienze coscienti siano da fondare su verità che concernono stati fisici.

Chalmers prende in esame uno degli argomenti più forti a favore del dualismo:

Sia P la congiunzione di tutte le verità circa la struttura fisica dell’universo e sia Q una qualsiasi verità circa stati di esperienza cosciente. È concepibile che sussista la congiunzione di tutti gli stati fisici relativi a P senza che sussista lo stato cosciente identificato da P. Se ciò è concepibile allora è metafisicamente possibile che P sussista mentre non sussista Q. Ma se ciò è metafisicamente possibile allora il materialismo secondo cui tutte le verità sulle esperienze coscienti sono fondate su verità che concernono stati fisici è falso. Dunque il materialismo è falso.

Questo argomento si fonda sull’osservazione che nulla di cui abbiamo esperienza e nulla di cui si è scientificamente fatta esperienza ci conduce a sostenere che vi sia identità tra stati fisici e stati mentali o nel particolare di esperienze coscienti. Dalla parte dell’antitesi il materialismo ha un argomento altrettanto forte.

Gli eventi coscienti sono causalmente rilevanti rispetto ad eventi fisici. Ogni evento fisico che sia effetto di un altro evento ha una spiegazione completa in termini di cause fisiche. Se ogni evento fisico che sia effetto di un altro evento ha una spiegazione completa in termini di cause fisiche allora ogni proprietà causalmente rilevante rispetto ad eventi fisici è a sua volta fondata su proprietà fisiche. Se le proprietà coscienti sono fondate su proprietà fisiche allora il materialismo è vero. Dunque il materialismo è vero.

Questo argomento si fonda sull’osservazione difficilmente discutibile per la quale tutto ciò che interagisce con fenomeni di ordine fisico deve essere a sua volta qualcosa di fisico. Per superare l’opposizione tra materialismo e dualismo rispetto al problema del panpsichismo Chalmers riprende la tesi del Constitutive Russellian Panpsychism contenuto nel testo del filosofo inglese dal titolo “The Analysis of Matter”.

In accordo con questo modo di vedere le cose – scrive Chalmers – la fisica classica ci dice molto circa ciò che le masse fanno: resistono all’accelerazione, attraggono altre masse e così via. Ma non ci dicono niente circa ciò che le masse sono intrinsecamente. Potemmo dire che la fisica ci dice qual è il ruolo della massa ma non ci dice quale proprietà gioca questo ruolo.

Questa osservazione conduce alla distinzione tra quiddità e disposizioni. Le quiddità sono le proprietà che giocano il ruolo di una specifica proprietà fisica mentre le disposizioni sono quelle proprietà autenticamente indagate dalla fisica e che indicano il modo in cui le entità della fisica interagiscono tra loro nei fenomeni fisici.

Il panpsichismo russelliano è la visione che qualche quiddità, qualche proprietà intrinseca della materia, abbia la caratteristica di essere una proprietà esperienziale. Per accettare ciò dobbiamo accettare che le proprietà fisiche siano “largamente fisiche” nel senso che esistano tanto le quiddità quanto le disposizioni poiché se accettassimo esclusivamente proprietà “strettamente fisiche” tenendo fede a ciò che strettamente dicono del mondo fisico le equazioni della fisica potremmo accettare solo le disposizioni ma dovremmo rifiutare l’esistenza delle quiddità.

La versione del panpsichismo russelliano che fa appello tanto alle quiddità quanto alle disposizioni può essere reso accettabile alla luce sia dell’argomento dualista quanto di quello materialista precedentemente illustrati e funzionare come sintesi parziale a favore del panpsichismo.

Per quanto riguarda l’argomento dualista rimane vero dal punto di vista delle disposizioni e delle qualità “strettamente fisiche” che è concepibile la congiunzione P degli stati fisici e l’assenza di una qualche esperienza Q, ma ciò non è possibile se consideriamo le esperienze quiddistiche e intendiamo le proprietà come “proprietà largamente fisiche” . Considerando l’esistenza di quiddità esperienziali è difficile pensare alla totalità delle proprietà largamente fisiche senza che vi sia una corrispondente proprietà esperienziale.

Per quanto riguarda invece l’argomento materialista se accettiamo l’esistenza delle quiddità non possiamo considerare tutte le cause che producono effetti fisici rilevanti senza considerare l’apporto specifico di tali quiddità al quale un approccio del tipo “strettamente fisico” basato sulle disposizioni rimarrebbe totalmente cieco. Se ogni evento fisico è causato da un evento fisico si può dire che la realtà fisica sia “chiusa causalmente” ma una visione di tipo disposizionale e “strettamente fisica” non sarebbe affatto chiusa causalmente perché mancherebbe di tenere in considerazione l’apporto specifico e la rilevanza causale delle proprietà intrinseche degli stati fisici.

Come nuova antitesi al panpsichismo Chalmers avanza nel suo articolo la tesi del panprotopsichismo. La visione associata al proto panpsichismo è quella per la quale le entità fisiche fondamentali sono proto coscienti. Le proprietà proto fenomenali sono proprietà speciali che non sono fenomenali ma che collettivamente possono costituire proprietà fenomenali se arrangiate nella giusta struttura.

Il proto panpsichismo similmente al panpsichismo riesce ad affrontare al sfida sia del dualismo tanto quanto dell’argomento materialista. Tesi ed antitesi, panspichismo e panprotopsichismo approdano con Chalmers ad una nuova sintesi, il monismo russelliano. Secondo il monismo russelliano né le quiddità sole né le strutture disposizionali sole possono rendere conto dei fenomeni coscienti ma è necessario che le proprietà quiddistiche esperienziali abbiano una particolare conformazione strutturale.

Il monismo russelliano può essere reso conforme sia al panspichismo quanto al panprotopsichismo ma deve affrontare un problema, l’ultima antitesi posta da David Chalmers, “The combination problem”.

Sia PP la congiunzione delle verità fisiche e di quelle fenomenali fondamentali e sia Q un’esperienza cosciente macroscopica. L’argomento ci dice che è concepibile che si dia PP senza ch si dia Q, che se ciò è concepibile allora è metafisicamente possibile che sussistano gli stati di PP senza che sussista lo stato associato a Q e dal fatto che se ciò è metafisicamente possibile allora il panpsichismo nella versione del monismo russelliano deve essere falso dobbiamo concludere che il monismo russelliano deve essere falso.

Questo argomento riposa sull’osservazione che è perfettamente possibile che una struttura di esperienze fondamentali non equivalga ad una macro esperienza cosciente. Può una macroesperienza nascere dalla combinazione di microesperienze strutturate e come può farlo?

A questa domanda dovrebbe seguire per Chalmers una nuova sintesi se una qualche forma di panpsichismo o panprotopsichismo debba essere affermata. Il filosofo americano sonda due vie sostanziali. Il panqualitismo secondo il quale le esperienze coscienti sono l’arrangiamento di esperienze qualitative fondamentali e quiddistiche e un monismo di tipo leibniziano per il quale le nostre soggettività esperienziali sono il frutto della combinazioni di soggettività microesperienziali. Il panqualistismo però è da escludere perché posso arrangiare esperienze qualitative senza mai ottenere una esperienza genuinamente cosciente mentre il monadismo intacca la visione unitaria e originaria che abbiamo della nostra esperienza cosciente soggettiva.

Per Chalmers una nuova sintesi è ancora materia di elaborazione. Nonostante sia interessante la possibilità di giungere ad una qualche forma di panpsichismo del tipo esaminato da Chalmers a questo ordine di discussione può essere avanzata una critica non tanto sul contenuto del pensiero del filosofo americano sul panpsichismo quanto sulla capacità dell’ipotesi panpsichista di avere qualche ricaduta sondabile epistemologicamente.

Il panpsichismo qui mostrato si basa sulle quiddità e delle proprietà intrinseche della materia noi di fatto non sappiamo nulla come ammesso da Russell e come illustrato da David Lewis nel suo articolo “Ramseian Humility” con ogni probabilità per principio non possiamo saperne nulla. Ma pragmaticamente una credenza su qualcosa di cui non possiamo sapere nulla è una credenza vuota, è una credenza che non ha ricadute tali da poter essere indagata direttamente o indirettamente. Il genere di panpsichismo che fa appello alle proprietà intrinseche e insondabili della materia sembra essere un pensiero allettante, che può essere reso coerente, ma che allo stato attuale delle nostre conoscenze non ha la capacità di fare una differenza.

Andrea Bucci

Bibliografia

  1. Chalmers, D.J. 1997. Moving forward on the problem of consciousness. Journal of Consciousness Studies.
  2. Chalmers, D.J. 1999. Precis of The Conscious Mind. Philosophy and Phenomenological Research.
  3. Chalmers, D.J. 2003. Consciousness and its place in nature. In (S. Stich and T. Warfield, eds.) Blackwell Guide to the Philosophy of Mind. Blackwell.
  4. Chalmers, D.J. 2010. The two-dimensional argument against materialism. In The Character of Consciousness. Oxford University Press.
  5. Chalmers, D.J. 2012. Constructing the World. Oxford University Press. 31 Chalmers, D.J. forthcoming. The combination problem for panpsychism. In (G. Bruntrup and L. Jaskolla, eds.) Panpsychism. Oxford University Press.
  6. Chalmers, D.J., Panpsychism and Panprotopsychism, 2013 Amherst Lecture in Philosophy (PDF)

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