Le macchine coscienti

Il Machine Modelling of Consciousness è un insieme di paradigmi nato con il fine di costruire macchine dotate di coscienza.

Mettere a punto un modello di macchina e avere le capacità di costruire tale macchina in modo da poterla definire cosciente sotto un aspetto o un altro significa poter determinare a posteriori quali sono gli ingredienti necessari e le modalità di interazione tra questi elementi affinché appaia in una certa veste il fenomeno coscienza.

I vantaggi di costruire una macchina cosciente sono tanti. Rispetto alle Intelligenze Artificiali e alle reti neurali ad oggi a nostra disposizione, un macchina cosciente mostrerebbe un certo grado di libertà dalla preprogrammazione delle sue attività e la capacità di rappresentare se stessa all’interno dell’ambiente nel quale percepisce, agisce e comunica.

Le Intelligenze Artificiali a nostra disposizione sono capaci di reagire a stimoli e sollecitazioni di vario genere quasi esclusivamente in base a lookup table già disponibili per mezzo dei quali la sollecitazione viene riconosciuta e viene generata una risposta in larga parte automatica.

In altre parole, i dispositivi sono capaci di reagire ma non di agire in senso proprio. Una macchina cosciente invece avrebbe la capacità di “osservare” i propri stati interni e l’opportunità di confrontarsi con situazioni non previste da chi l’ha programmata con un maggiore grado di indipendenza.

A differenti paradigmi nel Machine Modelling of Consciousness corrispondono differenti criteri secondo i quali una macchina possa dirsi cosciente. Tali criteri non sono esclusivi ma contribuiscono ognuno a definire cosa significa per una macchina essere cosciente.

Molti studiosi influenti, come Holland, Goodman e Aleksander sono d’accordo nel sostenere che una macchina autenticamente cosciente deve avere la capacità di rappresentare se stessa all’interno di un mondo dotato di determinate qualità peculiari. Sempre secondo Aleksander una macchina cosciente deve essere capace di rappresentare il mondo che percepisce e lo circonda come qualcosa di diverso da sé e poter immaginare sia tale mondo quanto gli effetti delle proprie azioni.

Per Aaron Sloman e Ron Chrisley il collegamento tra input percettivi, processamento interno delle rappresentazioni e azioni in output deve poter dar vita a reazioni automatiche, ad attività contemplativa delle rappresentazioni interne e a livelli di reasoning che supervisionino il trattamento delle rappresentazioni. In aggiunta, Taylor e Cotterill pensano che perché una macchina possa essere cosciente essa deve manifestare meccanismi di basso livello paragonabili a quelli cerebrali fondamentali per la coscienza negli organismi viventi.

Il paradigma di Franklin con il suo Intelligent Distribution Agent System, invece, prevede che una macchina cosciente debba anche essere capace di comprendere degli interlocutori umani per essere giudicata propriamente cosciente. Quasi tutti gli autori riportati si chiedono, inoltre, come si possa intendere e realizzare una valutazione emotiva degli stati di coscienza così ottenuti.

Questi criteri sono la spina dorsale degli attuali studi nell’ambito del Machine Modelling of Consciousness che raccoglie gli sforzi di ricercatori provenienti dai background più disparati. Solo nel momento in cui una macchina ispirata a tali criteri sarà realizzata sapremo se essi sono sufficienti a determinare che cosa significa per una macchina essere cosciente.

Andrea Bucci

Bibliografia

  1. Aleksander, I. (2005) Th e World in My Mind: Five Steps to Consciousness. Exeter: Imprint Academic.
  2. Cotterill, R. M. J. (2003) Cyberchild. Journal of Consciousness Studies 10: 4–5 (April/May), 31–45.
  3. Franklin, S. (2003) IDA: a conscious artifact? Journal of Consciousness Studies 10: 4–5 (April/May),
    47–66.
  4. Haikonen, P. O. (2003) Th e Cognitive Approach to Machine Consciousness. Exeter: Imprint Academic.
  5. Holland, O. and Goodman, R. (2003), Robots with internal models – a route to machine consciousness? Journal of Consciousness Studies 10: 4–5, 77–109.
  6. Sloman, A. and Chrisley, R. (2003) Virtual machines and consciousness. Journal of Consciousness Studies 10: 4–5 (April/May), 133–72.

Image credits: Shutterstock

 

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