The extended mind

The extended mind è un articolo storico scritto a quattro mani da Andy Clark e David Chalmers.

Nella lotta tra posizioni internaliste che sostengono che laddove finisce il corpo, il nostro cervello, lì finisce la nostra mente e quelli che pensano che la semantica del nostro linguaggio si riferisca direttamente al mondo là fuori, Chalmers e Clark avanzano la loro proposta di un esternalismo attivo.

Nel loro articolo i due autori fanno notare che il dialogo con l’ambiente che ci circonda è ben più immediato a livello informazionale delle operazione che la mente compie per sé stessa sui medesimi contenuti. Una serie di rilievi neuro scientifici vengono posti a favore della tesi che la mente dialoghi attivamente e non solamente per proprio conto sugli stimoli che ci provengono dall’esterno.

Nel Tetris, forme geometriche che cadono verso il basso vengono rapidamente dirette all’interno di una posizione appropriata mentre una struttura prende forma. Un pulsante permette di ruotare le diverse forme in caduta. David Kirsh e Paul Maglio (1994) calcolano che la rotazione di una forma di novanta gradi richiede 100 millisecondi, 200 millisecondi sono richiesti invece per selezionare il pulsante. Per raggiungere lo stesso risultato tramite rotazione mentale sono richiesti invece 1000 millisecondi.

Queste ed altre constatazioni conducono Chalmers e Clark ad affermare che “I processi cognitivi non sono tutti nella testa”. Questo genere di esternalismo stabilisce che la cognitività è data da una coppia di entità, la mente e le caratteristiche dell’ambiente esterno. La cognizione sarebbe un’attività bidirezionale che va dall’ambiente verso la mente e viceversa a fronte, della visione del rapporto mente ambiente che vede la mente solo in posizione ricettiva, passiva e isolata rispetto a ciò che ci circonda, come nelle proposte di Hilary Putnam e Tyler Burge. Qualsiasi delle due parti, ambientale o mentale, viene a cadere così cade d’un sol colpo la cognitività stessa.

L’esternismo attivo ha il vantaggio della semplicità, leggerezza nello svolgimento dei compiti cognitivi e portabilità rispetto ad un internalismo e esternalismo passivo che implicano una mole di lavoro sovrumana per il sistema cognitivo. Appoggiarsi al dialogo con la realtà esterna rende più facili compiti che altrimenti richiederebbero un’elaborazione profondissima e complicata da parte del cervello.

Ma Chalmers e Clark vanno oltre. Non solo la cognitività nell’espletamento di compiti visuo-spaziali e motori è una cognitività estesa, che usa e agisce su elementi ambientali. Ma sono persino le attività mentali come credere, desiderare qualcosa, sperare ecc. che hanno come parte dei loro stati elementi ambientali situati direttamente nei contesti vin cui si agisce e si opera quotidianamente.

Contestualmente l’apertura della mente al dialogo con l’ambiente circostante e il legame a doppio filo tra ambiente, mente e cognizione conduce i due autori ad auspicare che anche la coscienza di sé e del mondo debba essere concettualmente rivista. Non ci sono solo contenuti privati sui quali la mente e la coscienza operano indiscriminatamente ma il rapporto mente- mondo è cognitivamente dato affinchè contenuti mentali e contenuti di coscienza siano gli oggetti e le relazioni che si instaurano nella realtà che ci circonda in tutta la sua apertura.

Andrea Bucci

Bibliografia

Clarck A., Chalmers J.D. The extended mind. In Richard Menary ed. (2010). MIT University Press.

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