L’esclusione causale di Kim

L’argomento dell’esclusione causale elaborato da Jaegwon Kim e da altri autori è un argomento volto a mettere in discussione l’ipotesi sul funzionamento della mente data dal funzionalismo.

Il funzionalismo ritiene che uno stato mentale coincida con il ruolo funzionale ricoperto all’interno dell’architettura cognitiva. In altri termini uno stato mentale è dato dalla posizione causale all’interno di una serie di cause che conducono all’espletamento di un dato compito cognitivo.

Kim sostiene tramite il suo argomento che intendere così la natura degli stati mentali conduca a due esiti poco auspicabili: l’epifenomenismo e la sovradeterminazione causale.

Epifenomenismo significa che la relazione tra stati mentali sarebbe del tutto ininfluente rispetto al rapporto causale sussistente tra i loro realizzatori fisici.

Sovradeterminazione significa invece che la relazione causale tra uno stato mentale e il suo effetto fisico sarebbe prioritaria rispetto alla causazione tra il realizzatore fisico dello stato mentale e l’effetto fisico stesso.

L’argomentazione di Kim può essere enunciata in questo modo.

Siano M e M’ due stati mentali di un certo tipo, sonoro ad esempio, ed m e m’ rispettivamente due suoni particolari, occorrenze di M e M’.

Siano F ed F’ i rispettivi stati di tipo fisico come l’attivazione dell’area sensoriale corrispondente ai suoni e f e f’, occorrenze particolari di attivazione.

Ora non ci può essere uno stato cerebrale di tipo X senza l’attivazione del corrispondente stato fisico Y. Così non può esserci effetto di M su M’ senza che F causi F’. Ma se così stanno le cose l’interazione tra due tipi mentali M e M’ è del tutto ininfluente rispetto alla causazione fisica corrispondente.

Se invece concediamo che ci sia un’interazione tra mentale e fisico come quella che ad un forte rumore porta il soggetto a proteggersi abbiamo che lo stato mentale M produce l’effetto fisico F’. In questo caso o riteniamo la causa fisica corrispondente ad M ininfluente e non sembra lecito farlo o diamo priorità al rapporto causale tra F ed F’ tornando al problema dell’epifenomenismo.

E’ lecito chiedersi se a questo punto il funzionalismo debba realmente cedere il passo a qualche altro modo di intendere il ruolo degli stati mentali.

Si possono immaginare due mosse sostanziali perché il funzionalismo venga messo al riparo dall’argomento dell’esclusione causale. La prima è quella di ritenere semantica e sintassi del ruolo funzionale degli stati mentali come due facce della stessa medaglia.

La seconda è tracciare un’equivalenza tra tipi di stato mentale e tipi di stato fisico, ritenendo ciò che si presenta a noi avere le caratteristiche del mentale come la fenomenologia dell’evento fisico.

Andrea Bucci

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