Mente, funzioni e stati qualitativi

Il funzionalismo rivendica la tesi secondo cui uno stato mentale equivale ad uno stato funzionale. Uno stato funzionale è l’insieme delle operazioni necessarie affinché venga svolto un determinato compito. Una sequenza di operazioni è qualcosa di astratto che non dipende dagli oggetti attraverso i quali tale operazione viene espletata. Un esempio chiaro è quello della scacchiera. Posso eseguire lo stesso scacco matto con pezzi qualitativamente dissimili tra loro.

La tesi della realizzabilità multipla propugnata da molti funzionalisti è proprio questa: l’attività mentale è indipendente dal supporto attraverso il quale viene realizzata. Se una serie d’istruzioni possono essere fisicamente realizzate in modo di volta in volta diverso, allora il ruolo funzionale è indipendente dal supporto fisico. Ma se il ruolo funzionale è indipendente dal supporto fisico, allora la proprietà di essere in uno stato funzionale è una proprietà non fisica che sopravviene agli stati fisici. In altre parole l’organizzazione di una struttura è qualcosa di ulteriore rispetto al modo in cui questa struttura è realizzata.

In questo modo si può credere che l’universo sia sostanzialmente composto da entità materiali senza credere che tutto in natura sia riducibile ad entità materiali. L’architettura funzionale fin qui discussa non sarebbe riducibile a qualcosa di materiale. La mente viene così ad essere assimilata ad una “macchina di Turing”. Ogni stato della macchina ci permette di avere istruzioni sullo stato successivo da raggiungere secondo una serie di istruzioni.

Jerry Fodor nell’elaborare la Teoria Computazionale e Rappresentazionale della Mente ha ben pensato di attribuire un ruolo funzionale anche agli stati rappresentazionali attribuendo loro un ruolo sintattico all’interno di un ipotetico linguaggio del pensiero. Il problema maggiore rilevato nel dibattito sulla Teoria Computazionale e Rappresentazionale della Mente è la mancanza di qualsiasi rilevanza per gli stati qualitativi.

Se vengo attratto dal colore di una mela, tale colore può influenzare la mia scelta di mangiarla o meno. In questo caso uno stato qualitativo, “la rossezza” , di una mela influenza la mia decisione. Ma se la mia decisione può essere influenzata da uno stato qualitativo allora la mia mente non può essere esclusivamente analizzata a partire da stati funzionali. Con un altro esempio, un dato evento può generare in me sia lo stato qualitativo di delusione che quello di rabbia e i due stati qualitativi produrranno una risposta molto diversa tra di loro.

Ma, se gli stati qualitativi sono essenziali per l’attività mentale e influenzano le computazioni che il cervello attua, allora anche l’attività computativa deve esprimersi in termini fisici in modo tale da poter interagire con gli stati qualitativi. Ed è proprio questo che il riduzionista duro pretende da una qualsiasi delle attività mentali.

Tanta parte della teoria funzionalista può essere salvata. Se è ipotizzabile che sia l’attività elettrica del cervello ad essere la controparte fisica del mentale/fenomenico  e che tale attività sia implementata a livello fisico da sostanza cerebrale: neuroni, sinapsi ecc. allora la distinzione hardware/software può essere mantenuta e anche la tesi della realizzabilità multipla portata in salvo.

Le reti neurali, ad esempio, mostrano computazioni che possono essere qualitativamente orientate.

L’unica tesi da abbandonare sarebbe allora quella antiriduzionista.

Andrea Bucci

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