Kripke e l’identità mente-corpo. Un’obiezione

Il saggio Nome e necessità di Saul Kripke appare per la prima volta in Semantics of Natural Language, a cura di G. Harman e D. Davidson nel 1972. In questo saggio viene esposta la ormai celebre teoria modale dei designatori rigidi. Mentre questa teoria è stata sostanzialmente accettata dalla comunità scientifica, l’argomentazione di Kripke contro l’identità tra stati mentali e stati cerebrali contenuta nella terza sezione di Nome e necessità anima ancora il dibattito internazionale in filosofia della mente.

In questo articolo, dopo aver citato il passo del saggio nel quale l’argomentazione contro l’identità tra stati mentali e stati cerebrali viene discussa, cercherò di mostrare che quest’argomentazione può essere respinta e che l’identità tra stati mentali e stati cerebrali può essere considerata un’ipotesi teoreticamente ed epistemologicamente valida.

“Ora, è possibile dire qualcosa di analogo per piegare e dissipare l’impressione che l’identità tra dolore e stimolazione di C-fibre, ammesso che sia una scoperta scientifica, avrebbe potuto risultare diversamente? Non vedo come ciò sia possibile. Nel caso eventuale che il moto molecolare possa esistere in assenza di calore, ciò che sembra in realtà possibile è che il moto molecolare esista senza essere sentito come calore, esista cioè senza produrre la sensazione S, la sensazione di calore. In modo analogo è dunque possibile che negli esseri dotati di sensi esista una stimolazione di C-fibre senza essere sentita come dolore? Se è possibile, allora la stimolazione di C-fibre stessa può esistere senza il dolore, poiché il fatto che essa esista senza essere sentita come dolore è lo stesso che essa esista senza che ci sia alcun dolore. Una situazione del genere sarebbe in flagrante contraddizione con la presunta identità necessaria tra dolore e corrispondente stato fisico; analoga cosa vale per qualunque stato fisico che potrebbe venir identificato col corrispondente stato mentale. Il guaio è che il fautore della tesi dell’identità non sostiene che lo stato fisico semplicemente produca lo stato mentale, ma vuole che le due cose siano identiche e quindi a fortiori necessariamente compresenti. Nel caso del moto molecolare e del calore, c’è un intermediario tra il fenomeno esterno e l’osservatore, e precisamente la sensazione di calore, ma nel caso del fisico e del mentale non è possibile alcuna intermediazione del genere, poiché si suppone che il fenomeno fisico sia identico al fenomeno interno. Qualcuno potrebbe trovarsi nella stessa situazione epistemica in cui si troverebbe se ci fosse calore, semplicemente sentendo la sensazione di calore anche in assenza di calore; e anche in presenza di calore, egli potrebbe avere la stessa prova che avrebbe in assenza di calore, semplicemente non sentendo la sensazione S. Non esiste nessuna eventualità del genere nel caso del dolore e di altri fenomeni mentali. Trovarsi nella stessa situazione epistemica che varrebbe se si avesse un dolore è avere il dolore; essere nella stessa situazione epistemica che varrebbe in assenza di dolore è non avere il dolore. L’apparente contingenza della connessione tra stato fisico e corrispondente stato cerebrale non può quindi venir spiegata con lo stesso tipo di analogo qualitativo disponibile nel caso del calore.

[…]

Si può dire la stessa cosa avvalendoci di un’altra nozione, ossia di ciò che determina il riferimento di un designatore rigido. Nel caso dell’identità tra calore e moto molecolare, la considerazione importante consisteva nel fatto che, anche se “calore” è un designatore rigido, il riferimento di quel designatore era determinato da una proprietà accidentale del referente, e cioè la proprietà di produrre in noi la sensazione S. È quindi possibile che un fenomeno sia rigidamente designato nello stesso modo in cui lo è un fenomeno di calore, e che il suo riferimento sia determinato per mezzo della sensazione S, senza che quel fenomeno sia calore e quindi senza che sia moto molecolare. Il dolore, d’altra parte, non è determinato mediante una delle sue proprietà accidentali, ma mediante la proprietà di essere esso stesso dolore, mediante la sua qualità fenomenologica immediata. Il dolore quindi, a differenza del calore, non solo è designato rigidamente da “dolore”, ma il riferimento del designatore è determinato da una proprietà essenziale del referente. Non è quindi possibile dire che, anche se il dolore è necessariamente identico ad uno stato fisico, si può determinare un certo fenomeno nello stesso modo in cui determiniamo il dolore, senza che sia correlato a quello stato fisico. Se un fenomeno qualunque è determinato esattamente nello stesso modo in cui determiniamo il dolore, quel fenomeno è il dolore.”

(Saul Kripke, Nome e necessità, Bollati Boringhieri, 1982)

In questo lungo passo tratto da Nome e necessità Kripke argomenta contro i sostenitori dell’identità necessaria tra stati mentali e stati cerebrali. Kripke mostra che non è possibile assimilare il caso di un’identità necessaria come quella tra calore e moto molecolare e l’identità tra un particolare dolore e la corrispondente attivazione di fibre neurali. Da ciò deduce che è possibile che l’attivazione neurale in questione sorga in assenza della sensazione di dolore corrispondente e dunque che l’identità tra stato neurale particolare e sensazione non sia logicamente necessaria.

Quest’argomentazione, a mio avviso, può essere respinta utilizzando la stessa teoria della designazione rigida inventata da Kripke. Ciò che si deduce dall’assimilazione dell’identità tra calore e moto molecolare e quella tra una particolare sensazione di dolore e l’attivazione delle fibre neurali corrispondenti non è conclusivo poiché tale assimilazione tra designatori rigidi non è l’unica che si può stipulare.

Si pensi al famosissimo esempio di Kripke dell’identità necessaria e a posteriori tra Espero e Fosforo. Espero designa rigidamente il pianeta Venere così pure Fosforo. Che Espero e Fosforo designino rigidamente lo stesso oggetto, il pianeta Venere, è stata una scoperta. Tale scoperta ha stipulato un’identità necessaria a posteriori. Prima di tale scoperta si sarebbe potuto pensare erroneamente che Espero e Fosforo avrebbero potuto avere destini divergenti in qualche mondo possibile.

Prendiamo ora il caso dei designatori rigidi “Dolore 1” e “Attivazione 1”. Ora, prima di qualsiasi ulteriore scoperta, è possibile pensare che in qualche mondo possibile il destino della sensazione di dolore e l’attivazione delle fibre neurali dolorifiche sia divergente, ma con ciò non abbiamo finito. E’ possibile escludere che si scopra che la sensazione di dolore designata da “Dolore 1” sia esattamente l’attivazione delle fibre neurali designata da “Attivazione 1”? No, non è possibile.

È epistemologicamente possibile che la natura per così dire fenomenologica di un fenomeno fisico come l’attivazione elettrica di un pattern neurale particolare sia esattamente quella di una sensazione di dolore e avere anche in questo caso unì’identità necessaria a posteriori. L’identità tra stati mentali e stati fisici non può essere dunque scalzata a priori secondo la teoria della designazione rigida.

In fondo, qualsiasi strumento di misura necessario per qualsiasi teorizzazione scientifica concettuale ci dice qual è la relazione tra lo strumento ed il fenomeno che si vuole descrivere, com’è l’oggetto per quello strumento e non com’è l’oggetto descritto concettualmente in sé e per sé. È ancora possibile, prima di avere un’evidenza contraria, che si scopra che fenomeni mentali e fenomeni cerebrali siano due facce della stessa medaglia. È possibile che un dolore particolare e la corrispondente attivazione elettrica di un pattern neurale siano una e identica cosa.

Andrea Bucci

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