Skunk danneggia il cervello? NHS: calma, leggete bene gli studi…

Il National Health Service (NHS) britannico non ci sta ed esce con una nota in cui invita caldamente tutti quanti a leggere con attenzione i risultati degli studi sulle possibili correlazioni tra consumo di Skunk (una forma potenziata di “erba”) e modificazioni del cervello. Non ha poi mezze misure nei confronti degli organi di informazione che, invece di informare correttamente i lettori, preferiscono ancora una volta cavalcare l’onda con titoli sensazionalistici, soffiando sul fuoco di un ingiustificato allarmismo.

Lo studio in questione è quello pubblicato pochi giorni fa in Open Access dai ricercatori della Sapienza Università di Roma e del King’s College di Londra: S. Rigucci et al., “Effect of high-potency cannabis on corpus callosum microstructure”, Psychological Medicine, 27/11/2015. Nella nota, NHS chiarisce che è vero che i ricercatori hanno osservato cambiamenti strutturali (a livello “micro”) nel corpo calloso degli “utilizzatori di skunk – al pari di quelli che consumavano quotidianamente qualsiasi altro tipo di cannabis –” rispetto ai soggetti che fumavano di meno o fumavano “roba” più leggera, ma “quello che lo studio non ci dice è se quei cambiamenti strutturali provochino qualche danno o causino qualche effetto negativo sulla salute mentale”; in sostanzagli effetti dell’uso della cannabis – sia a breve che a lungo termine – non sono ancora fermamente stabiliti”.

Precisazione non da poco e doverosa nei confronti di chi – spesso e volentieri – si arrampica sugli specchi per attirare qualche (e)lettore in più ai danni della corretta informazione medico scientifica e della credibilità della stessa ricerca sulle droghe. In merito ai titoli “tirati” del Daily Mail (Proof strong cannabis does harm your brain) e del Sun (Skunk cannabis wrecks brains), NHS spiega infatti che “questo tipo di studio non può provare un rapporto di causa effetto, ma solo suggerire un possibile collegamento, per cui il termine ‘proof’ [prova – NdR] usato nel titolo è troppo forte; inoltre lo studio non ha indagato come i modesti cambiamenti nel cervello associati con la skunk hanno influito sui pensieri o sulle altre funzioni cerebrali, dunque non è corretto dire che la skunk ‘wrecks the brain’ [distrugge il cervello – NdR]”.

E prosegue: “questo studio non è stato progettato per indagare l’effetto della skunk sulla salute mentale, ma solo piccoli cambiamenti nella struttura del cervello, per cui ci dice poco sul collegamento fra uso di cannabis e sviluppo di un disturbo mentale”. E se “i ricercatori sostengono che la skunk è stata associata a un rischio maggiore e a una precoce insorgenza di psicosi”, si tenga ben presente questo: “il possibile effetto della potenza della cannabis sulla struttura del cervello non è mai stato esplorato”.

Insomma, secondo NHS (supportato nell’analisi da Bazian) lo studio stesso avrebbe dei limiti intrinseci, come tutti gli studi del resto, non ultimo quello di avere utilizzato un campione troppo ristretto per le elaborazioni in intenzione: “100 persone [erano 99 i soggetti dello studio – NdR] non sono sufficienti per dividere il campione in diversi sottogruppi, quali quelli composti da soggetti con e senza psicosi e quelli rappresentativi dei diversi livelli di utilizzo di cannabis”.

Per i tabloid britannici come il Daily Star l’intervento di NHS dà l’idea di essere un “semaforo verde”…

Image credits: Shutterstock

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