Neurochirurghi: di epilessia si può guarire

ROMA – “Dall’epilessia si può guarire, non solo con i farmaci ma anche con la chirurgia”. Lo sostiene al Congresso Mondiale di Neuroghirurgia di Roma Vincenzo Esposito, primario dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia dell’I.R.C.C.S.“Neuromed-Pozzilli” e Professore Ordinario di Neurochirurgia al Dipartimento di Neurologia e Psichiatria dell’Università la Sapienza di Roma.

In Italia circa 500 mila persone soffrono di epilessia: sono in gran parte bambini o giovani adulti. Quali sono le cause? “Molte delle cause – ci spiega il professore – sono note:vi sono forme genetiche, che determinano un aumento della irritabilità delle cellule cerebrali; in altri casi l’epilessia è dovuta alla presenza di anomalie circoscritte del cervello, quali malformazioni dello sviluppo della corteccia cerebrale, tumori, esiti di ischemie, di traumi o infezioni”.

“L’epilessia – prosegue Esposito – è il sintomo di qualcosa che non va nel cervello, con l’insorgenza di una scarica elettrica anomala che manda temporaneamente fuori uso una parte o tutto il cervello: nel primo caso di parla di epilessia focale, nel secondo di epilessia generalizzata. A differenza di altre malattie neurologiche, quali il Parkinson e la demenza, tipiche dell’età avanzata, l’epilessia colpisce in maniera preponderante persone giovani: il persistere delle crisi, specie se non controllate dalla terapia medica, impedisce di avere una normale vita di relazione, con difficoltà negli studi, nella vita sociale, affettiva e lavorativa”.

Secondo Esposito, riuscire a curare precocemente l’epilessia può consentire a molti pazienti di condurre una vita normale: “il 70 per cento dei pazienti epilettici risponde bene ai farmaci, mentre per i pazienti farmaco resistenti può essere valutata la possibilità di un trattamento chirurgico; e quando il paziente non risponde ai farmaci bisogna agire velocemente, con equipe multidisciplinari esperte che includono neurologi, neuroradiologi, neuropsicologi e neurochirurghi”.

Quali esami sono consigliati? “Gli esami principali – dice il professore – sono la risonanza magnetica, con cui si studia la conformazione del cervello alla ricerca di possibili anomalie, la registrazione prolungata video-elettroencefalografica, con cui si studiano le crisi epilettiche documentando in video ciò che succede al paziente contemporaneamente alla registrazione della attività elettrica cerebrale e lo studio neuropsicologico delle principali funzioni cerebrali. Questi studi, uniti ad altri eventualmente ritenuti necessari caso per caso, aiutano a definire da quale regione del cervello partono le crisi e se questa può essere rimossa senza provocare danni importanti al paziente”.

Che tipi di intervento vengono proposti e con quale possibilità di guarigione? “Si possono proporre interventi curativi di asportazione della regione anomala, o, qualora ciò non sia possibile, interventi alternativi che possono diminuire la gravità e il numero delle crisi: si tratta di interventi palliativi; glii interventi eseguiti in centri dedicati e con esperienza nel trattamento dell’epilessia hanno possibilità molto buone di guarire o migliorare l’epilessia con un tasso bassissimo di complicanze, inferiore al 3%: in alcune forme di epilessia si giunge alla guarigione del 70-80% dei pazienti operati”.

Image credits: Shutterstock

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