L’efficacia dell’ipnosi nella SLA

Le persone malate di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) possono beneficiare di un trattamento con ipnosi clinica ericksoniana e autoipnosi, non soltanto nei termini di un significativo miglioramento delle condizioni psicologiche e della qualità della vita, ma anche delle stesse condizioni fisiche, con “attenuazione della progressione della malattia”.

Lo dimostra uno studio longitudinale condotto su 15 pazienti sottoposti a trattamento e 15 soggetti di controllo (pazienti SLA non sottoposti a trattamento) recentemente pubblicato su “Frontiers in Psychology” (che alla connessione “psicologia – SLA” dedica un Research Topic) da un gruppo di ricerca dell’Università di Padova e dell’Università Cattolica di Milano composto da Arianna Palmieri, Alice Broggio, Francesco Pagnini, Enrico Benelli, Marco Sambin, Gianni Sorarù e Johann R. Kleinbub, primo autore del “paper”.

Il protocollo di intervento si articolava in quattro sessioni di trattamento con ipnosi svolte a cadenza settimanale presso il domicilio dei pazienti. Ogni sessione era condotta da uno psicologo specializzato in ipnosi ericksoniana accompagnato da un secondo psicologo che somministrava al paziente i questionari per la misurazione delle variabili sotto osservazione ma non restava nella stanza nel momento del trattamento. Ogni sessione di ipnosi era strutturata in tre fasi:

  1. Fase iniziale consistente in una induzione ipnotica standardizzata basata su tecniche ideodinamiche classiche e focalizzata sul rilassamento di mente e corpo (20 minuti di durata);
  2. Fase centrale consistente nell’utilizzo di metafore terapeutiche, immaginazione guidata, suggestioni indirette e dirette personalizzate in funzione dei bisogni specifici di ciascun paziente (dai 30 ai 45 minuti);
  3. Fase conclusiva consistente in “suggestioni àncora” finalizzate all’insegnamento di come praticare autoipnosi, seguite da una procedura guidata di ripresa del competo stato cosciente di veglia (10 minuti circa).

La prima fase di induzione standardizzata, comune a tutte le sessioni e uguale per ciascun paziente, è stata registrata su compact disk e fornita ai pazienti con prescrizione di ascolto allo scopo di potenziare la modalità di “autoipnosi”, da praticarsi almeno una volta al giorno.

Sebbene le suggestioni e le metafore fossero sviluppate sulla base dei bisogni di ciascun paziente, cioè “allineate” alla storia di vita e alla personalità, nonché all’evoluzione della condizione clinica del soggetto, le quattro sessioni si basavano su temi fissi, comuni per ciascun paziente: il “luogo sicuro” nella prima sessione, con suggestioni e processi immaginativi orientati al rilassamento profondo di mente e corpo; la “piena consapevolezza” nella seconda sessione, con suggestioni focalizzate a cogliere pensieri, emozioni, sensazioni corporee del momento; la “catena della vita” nella terza sessione, con suggestioni riferite al cambiamento del tempo e all’immaginazione delle generazioni famigliari; la “percezione” nella quarta sessione, focalizzata sullo sviluppo di percezioni immaginative associate a metafore ed emozioni positive.

Risultati: per quanto riguarda il declino delle funzioni fisiche, misurato prima e dopo il trattamento e al follow-up a sei mesi di distanza, si sono registrati miglioramenti (anche a lungo termine dunque) nella percezione della gravità dei sintomi secondari in 4 pazienti su 5 relativamente ai disturbi del sonno, in 11 pazienti su 14 relativamente a dolore e crampi, in 8 pazienti su 12 relativamente alle fascicolazioni, in tutti i 7 pazienti sintomatici relativamente alla labilità emotiva. Oltre a questo, è stato riscontrato un significativo miglioramento del benessere psicologico dei pazienti, in particolare della loro qualità della vita e dei sintomi di ansia e depressione.

“L’ipotesi di un collegamento fra intervento psicologico e declino fisco, basata su precedenti studi sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica che hanno descritto lo stato psicologico dei pazienti come un moderatore della progressione della malattia e del grado di sopravvivenza, è stata confermata”, affermano i ricercatori italiani.

“L’associazione fra trattamento psicologico e attenuazione della progressione della malattia – proseguono – può avere diverse interpretazioni: in ogni modo è un fatto che durante l’ipnosi avvengono cambiamenti a livello di sistema nervoso centrale (SNC), ben documentati da studi con risonanza magnetica funzionale (fMRI) ed elettroencefalografia (EEG), così come è un fatto che nel SNC vi sono numerosi siti in cui può essere modificato l’output neurale destinato ai muscoli scheletrici; l’ipnosi, poi, può avere effetti su parametri fisici quali la soglia del dolore e gli stati infiammatori, ma anche a livello genomico; vi sono infine sempre maggiori evidenze che i processi psicofisiologici e la psicoterapia possono avere un reale impatto sulla disposizione morfofunzionale del cervello e sulla stessa espressione genica”.

Lo studio:

Johann R. Kleinbub, Arianna Palmieri, Alice Broggio, Francesco Pagnini, Enrico Benelli, Marco Sambin and Gianni Sorarù, “Hypnosis-based psychodynamic treatment in ALS: a longitudinal study on patients and their caregivers”, Frontiers in Psychology, 2015

Redazione a cura dello Studio di Ipnosi Clinica di Roma (www.ipnosiclinicaroma.it)

Image credits: Shutterstock

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