La prevenzione dei disordini cognitivi nei neonati prematuri

La prevenzione dei disordini cognitivi nei neonati prematuri

In Italia circa il 7% dei neonati nasce, o viene fatto nascere, prematuro. A volte (con una percentuale che si attesta attorno al 35%) questi bambini, più fragili di quelli venuti alla luce secondo le tempistiche canoniche, presentano disturbi cognitivi piuttosto severi legati a un alterato sviluppo cerebrale. Perché avvengono queste modifiche? Quali sono gli strumenti che al momento abbiamo per farvi fronte? 

Ne ha parlato, in occasione di "FENS Forum 2014" – il più importante congresso Europeo di neuroscienze che ha recentemente riunito a Milano quasi 6000 ricercatori – Petra Huppi, ricercatrice dell’Università di Ginevra specializzata in queste tematiche: “Uno dei mezzi più potenti attualmente a nostra disposizione è la risonanza magnetica: è uno strumento non invasivo, che ci permette di capire i meccanismi che portano ai deficit cognitivi. La comprensione di questi meccanismi permette una prevenzione più mirata”

Grazie a un particolare tipo di risonanza, denominata "a diffusione", è possibile analizzare nel dettaglio le connessioni neurali esistenti tra diverse aree del cervello. Molto spesso in caso di malattie neurologiche sono proprio queste a essere alterate, portando a problemi cognitivi e/o motori. 

Sembra così anche nel caso dei neonati prematuri: “In essi notiamo un’alterazione dei circuiti frontali e fronto-orbitali, della corteccia dorsolaterale prefrontale e delle aree limbiche. E dai nostri studi emerge che il responsabile di queste alterazioni morfologiche e funzionali è lo stress a cui i bambini prematuri sono sottoposti durante i primissimi giorni di vita-quando il cervello è ancora in formazione- nella care unit”. 

Luci troppo forti, rumore troppo alto, disturbi frequenti sono gli elementi presenti, senza che gli adulti se ne rendano pienamente conto, in un ambiente altamente stressante per un neonato prematuro. “Proprio per questo motivo è stato stilato un protocollo, denominato NIDCAP (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program) per minimizzare questi traumi, assicurando un corretto sviluppo. I nostri studi dimostrano che i neonati che vengono trattati secondo questi parametri hanno un rischio molto ridotto di sviluppare problematiche relative all’apprendimento e alla sfera cognitiva in genere”.

La risonanza magnetica a diffusione è inoltre un potente mezzo diagnostico, in grado di indirizzare in maniera tempestiva le cure urgenti, favorendo un recovery neonatale efficiente. In questo modo è inoltre possibile predire con sempre maggiore precisione la predisposizione per lo sviluppo di patologie importanti, utilizzando i dati di diffusione come biomarker: stabilire ad esempio se un neonato svilupperà emiplegia, e quindi curarlo tempestivamente.

Una volta identificate le alterazioni circuitali, infine, è possibile seguirle nei bambini fino all’età scolastica, comparandole con i risultati provenienti da una serie di test neuropsicologici: “è un approccio molto traslazionale -conclude la dottoressa- che ci permette di mettere in una relazione pressoché diretta di causa-effetto dati biologici e comportamentali”.

Marcello Turconi

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