Prevenzione situazionale e terrorismo

Questo lavoro ha lo scopo di mostrare gli elementi predominanti della dottrina della Prevenzione Situazionale relazionati alle varie fasi della totalità delle azioni che un gruppo terrorista pone in essere nel suo intero percorso. Key words: terrorismo, prevenzione, condizioni facilitanti, gruppo terroristico, reclutamento, Al Qaeda.

This work aims to show the predominant elements of the doctrine of Situational Prevention completely related to the several stages of the path that a terrorist group makes in all the different phases of development. Key words: terrorism, prevention, facilitating conditions, terroristic group, recruitment, Al Qaeda.

1.1 Introduzione

La storia recente, in particolare quella degli anni ’60/’70, ha (di)mostrato come gli stati fossero privi di una politica di sicurezza efficace (si pensi tra i casi più noti ed eclatanti all’uccisione di J.F. Kennedy negli Stati Uniti ed alle operazioni dell’IRA, dell’ETA e, nel caso italiano, al fenomeno delle Brigate Rosse). Le esperienze passate nel confronto con le dinamiche del terrorismo internazionale hanno avuto una scarsa incidenza nella pianificazione dei sistemi di difesa nazionali e transnazionali e l’impressionante vicenda dell’attentato alle Twin Towers ha segnato la nostra società con una linea evidente che ha diviso la storia tra il prima ed il dopo 9/11.

In questa disamina si prendono in considerazione alcuni elementi propri del terrorismo e si applica la dottrina criminologica, espressa principalmente da Clarke e Newman, della Prevenzione Situazionale.

1.2 L’Organizzazione e le Variabili del Gruppo Terroristico

Partendo dalla composizione strutturale di una rete terroristica si rileva che non tutti i gruppi hanno la medesima organizzazione e che questa dipende dagli obiettivi di breve e/o lungo periodo, dalle opportunità e daitarget prescelti. Le decisioni riguardano l’uso della violenza, la definizione e l’individuazione dei bersagli, la predisposizione delle tregue e la scelta tra azioni definibili di routine e atti classificabili come a lungo termine (CLARKE, NEWMAN, 2006).

Le opportunità sono alla base del pensiero terrorista; il singolo ed il gruppo interagiscono sempre con l’ambiente esterno e si assiste ad un reciproco scambio/condizionamento. Le opportunità in relazione al bersaglio prescelto (in termini economici e di ampiezza del target) sono considerate sotto due punti di vista:

  1. il criminale, spesso di professione, decide razionalmente (attraverso un’analisi costi/benefici) di commettere un crimine ed esamina le opportunità che gli si presentano per porre in essere questa sua intenzione.
  2. In presenza di un non criminale di professione si può assistere comunque alla scelta di realizzare un comportamento criminoso qualora l’individuo, spesse volte in una posizione sociale definibile come debole, fosse costantemente posto di fronte ad una serie di opportunità criminali (CORNISH, CLARKE, FELSON, 1998).

Un gruppo terroristico deve avere a disposizione un budget, una capacità di manovra e delle risorse che sono sempre ben definite e, per esempio, il venire meno della possibilità di colpire un bersaglio primario spesso fa desistere il gruppo dai suoi propositi. E’ importante sottolineare che l’attacco di un target vitale per la rete terroristica porta ad una grande pubblicità sia su i mass-media, sia tra gli altri gruppi che saranno spinti a tentare azioni emulative. Il pubblico inoltre è portato a credere, spesso sbagliando, che l’azione eclatante sia ripetibile con facilità sempre e comunque, generando quindi sentimenti di paura nella popolazione che tende a considerare il gruppo come una struttura onnipotente (CLARKE, NEWMAN, 2006).

Esaminando gli strumenti (tools) e le condizioni facilitanti (facilitating conditions) si rileva come siano due elementi imprescindibili nell’azione dei terroristi. Nell’ambito degli strumenti rientrano i mezzi di trasporto, le carte di credito, i documenti rubati o falsificati, i telefoni cellulari e tutto l’insieme di prodotti definibili come tangibili. Tra le condizioni facilitanti si identificano le prerogative della società individuabili come sistemiche che possono favorire oppure ostacolare l’azione terroristica. Spesse volte i tools e le facilitating conditions sono estremamente interconnessi.

Tra gli strumenti si annoverano:

  • telefoni cellulari. Dapprima utilizzati per lo spaccio di droga, all’interno del processo terrorista rappresentano risorse essenziali per la comunicazione tra i membri di una rete e, come nel caso degli attentati di Madrid del 2004, possono essere utilizzati anche come detonatori.
  • Mezzi di trasporto. La loro funzione primaria è la dislocazione degli esplosivi. Nelle democrazie occidentali questo è un processo molto complesso, mentre per esempio in Iraq (durante le Guerre del Golfo, 1990 e 2003) è stato possibile spostare grandi quantità di esplosivi anche senza l’utilizzo di supporti meccanici, principalmente per l’assenza di controlli.
  • Liquidità. La rete terroristica necessita di finanziamenti e molti gruppi non dispongono di un budget significativo. Con la messa in circolazione delle carte di credito i terroristi hanno la possibilità di rifornirsi attuando truffe e furti on-line. Questa nuova tendenza ha sostituito il ricorso allo spaccio di stupefacenti e la sottrazione e la vendita di armi, pratica utilizzata per esempio dall’IRA.
  • Documenti falsi. Il sistema in cui interagiamo richiede continuamente l’esibizione di un documento (anche per effettuare dei pagamenti) e logicamente anche un terrorista deve munirsi di una serie di prove di riconoscimento. Gli attentatori del 9/11 detenevano svariati documenti contraffatti perfettamente confezionati che hanno garantito una assoluta libertà di movimento.
  • Informazioni sul bersaglio. Il sistema logistico a base di un attentato impone la raccolta di informazioni dettagliate, comprensive soprattutto di fotografie (CLARKE, NEWMAN, 2006).

Tra le condizioni facilitanti, con un riferimento al caso delle Twin Towers, si possono prendere come esempi la legislazione (internazionale e non) economica, bancaria e anti-corruzione molto debole che ha sicuramente facilitato il finanziamento dell’atto terroristico.

Anche le armi, ovviamente, rivestono un ruolo fondamentale all’interno della materia trattata. Queste devono essere multiuso, inosservabili, trasportabili, distruttive, piacevoli, affidabili, disponibili, senza complicazioni e sicure. Il bersaglio invece deve rispondere alle seguenti specifiche: esposto, vitale, iconico, legittimato, distruttibile, occupato, vicino e semplice. I concetti di near and far sono anch’essi molto importanti perché si è osservato come un’azione possa essere annullata solo a causa della distanza del target (CLARKE, NEWMAN, 2006).

Il processo decisionale dipende quindi da diversi fattori sui quali è necessario un intervento mirato da parte dei governi e dei servizi di sicurezza. A queste condizioni è funzionale aggiungere anche degli elementi precostituiti che possono avere degli effetti devastanti:

  • prisonizzazione. Inerente gli effetti del carcere sul potenziale terrorista e soprattutto lo sviluppo di contatti tra il detenuto per il reato di terrorismo ed il criminale comune che può subirne l’influenza ed essere ideologizzato.
  • Ghettizzazione. Intesa come le azioni escludenti attraverso le quali un gruppo sociale dominante isola fisicamente e moralmente un sottogruppo tacciato di inferiorità.
  • Mancata integrazione delle generazioni future. Elemento molto importante per i componenti adolescenti delle famiglie di stranieri che produce un isolamento dell’individuo dal resto della società.
  • Esclusione sociale. Fenomeno che porta, sia in ambito di gruppi stranieri, sia in gruppi definibili come autoctoni ad una possibile collaborazione con i terroristi o ad una adesione al gruppo (CLARKE, NEWMAN, 2006).

In relazione alla Prevenzione Situazionale, si evidenzia:

  1. la necessità di non demonizzare i terroristi. Questo aumenta la loro rabbia ed i continui attacchi nei loro confronti possono generare dei sentimenti di simpatia da parte delle popolazione.
  2. La considerazione e la disamina del terrorismo da una prospettiva specifica, mai quindi secondo una prospettiva generale e decontestualizzata.
  3. L’impostazione ideologica (reale o fittizia) che segue un attacco terroristico genera sempre nel pubblico un enorme interesse. Ai fini dell’analisi e della prevenzione l’ideologia dell’atto appena compiuto è assolutamente irrilevante, mentre può essere utilizzato in una prospettiva preventiva in relazione ai possibili attentati futuri (CLARKE, NEWMAN, 2006).

1.3 Il Modello della Prevenzione Situazionale

L’applicazione della dottrina criminologica al caso particolare del terrorismo prevede differenti tipi di azione in relazione ai bersagli, agli strumenti, alle armi ed alle condizioni facilitanti; questi elementi sono rapportati, se funzionale, all’aumento delle difficoltà, dei rischi, alla riduzione della remuneratività e delle provocazioni ed alla rimozione di aspetti che potrebbero essere utilizzati come dei pretesti. Di seguito si enunciano le specifiche della dottrina della Prevenzione Situazionale.

Bersagli

  • Aumentare le difficoltà: identificare i target più vulnerabili, potenziare la protezione nei bersagli più esposti, chiudere le strade a rischio ed erigere barriere strategiche, creare percorsi sicuri per le persone esposte ed attuare un controllo costante della tecnologia a disposizione per le armi.
  • Aumentare i rischi: incrementare la vigilanza anche con dispositivi video/audio elettronici.
  • Ridurre la remuneratività: nascondere o rimuovere il bersaglio, costruire edifici con una struttura resistente ad un attacco, fare in modo che lo stabile se distrutto possa creare il minor numero di danni possibile ed attivare un sistema di pulizia rapido per il sito eventualmente colpito.
  • Ridurre le provocazioni: costruire edifici, sia in patria sia all’estero, che abbiano una fisionomia che susciti sobrietà e riservatezza (CLARKE, NEWMAN, 2006).

Strumenti

  • Aumentare le difficoltà: ridurre la possibilità di rifornimenti di natura economica, progettare apparecchi elettronici non passibili di manomissioni (per esempio attraverso la modificazione della forma e del software) al fine di non poter essere utilizzati come detonatori o timer, rafforzare la tecnologia presente nei passaporti e nelle patenti e rilasciare documenti di identità solo su base nazionale e non regionale.
  • Aumentare i rischi: utilizzare la tecnologia più avanzata per identificare e localizzare autoveicoli, mezzi di trasporto in genere e telefoni cellulari. Monitorareinternet ed utilizzare controlliradar (RFIDs) e sistemi di controllo per l’identificazione territoriale (GIS).
  • Ridurre la remuneratività: anticipare le innovazioni ad uso dei terroristi (CLARKE, NEWMAN, 2006).

Armi

  • Aumentare le difficoltà: ridimensionare i meccanismi della vendita delle armi, mantenere la responsabilità del contraente per le armi rubate, ridurre la scadenza degli esplosivi, pubblicizzare il ritrovamento delle bombe, aumentare la difficoltà di utilizzo delle armi e limitare le istruzioni di utilizzo.
  • Aumentare i rischi: introdurre i controlli radar (RFIDs) ed utilizzare i sistemi di identificazione geografica durante il trasporto (GIS); verificare attraverso gli scanner la presenza di armi in aerei/camion e rendere illegale la tecnologia utilizzata per bypassare gli scanner.
  • Ridurre le provocazioni: istituire chiare e pratiche regole di ingaggio.
  • Rimuovere i pretesti: evitare l’utilizzo di armi che suscitino controversie, come per esempio quelle al fosforo (CLARKE, NEWMAN, 2006).

Condizioni Facilitanti

  • Aumentare le difficoltà: incrementare ed affinare i controlli sulle identità, le procedure di identificazione ed i lasciapassare alle frontiere. Distruggere i campi di addestramento ed intaccare i processi di reclutamento.
  • Aumentare i rischi: ogni banca deve conoscere personalmente i propri clienti e tracciare ogni operazione finanziaria. Istituire attività di controllo sugli studenti stranieri ed operazioni mirate alla creazione di un legame tra le forze di polizia e le comunità degli immigrati e degli stranieri in genere.
  • Ridurre la remuneratività: utilizzare forme pubblicitarie su larga scala per isolare dalla comunità i terroristi ed enfatizzare l’ipocrisia e la crudeltà dei loro atti. Istituire ed implementare norme molto severe contro il riciclaggio di denaro sporco.
  • Ridurre le provocazioni: lavorare sempre al fianco della comunità ed accogliere le comunità estere, creare regole chiare per le dimostrazioni pubbliche ed evitare annunci e politiche razziste.
  • Rimuovere i pretesti: evitare di maltrattare i prigionieri ed istituire disposizioni molto chiare per gli interrogatori (CLARKE, NEWMAN, 2006).

1.4 Considerazioni Conclusive

Lo studio effettuato evidenzia l’importanza dell’aspetto preventivo applicato al terrorismo e gli esempi riportati ed analizzati nella disamina rappresentano dei casi in cui si mostrano le risultanze positive della dottrina in oggetto (CLARKE, 1997).

Appare inoltre evidente la necessità di porre alla base di una qualsiasi forma di ragionamento la dinamica delle opportunità (bersagli, strumenti, armi e condizioni facilitanti) ed agire di conseguenza.

Un’ulteriore considerazione suggerisce che le istituzioni universitarie e le organizzazioni non governative (ONG) dovrebbero rivestire un ruolo attivo in tutte le fasi della ricerca e della stesura di una politica di natura preventiva (CLARKE, NEWMAN, 2006). Questi apparati hanno invece delle potenzialità non sfruttate a pieno in quanto risentono di forti limitazioni nell’accesso ai database governativi ed il lavoro che queste producono (a stretto contatto con la popolazione) spesse volte non è considerato da chi deve predisporre ed implementare una politica di difesa.

Marco Soddu

Bibliografia

Libri

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-Ronald V. Clarke, Graeme R. Newman, Outsmarting the terrorists, Praeger Security International/Global Crime and Justice, Westport, Connecticut, 2006.

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Riviste e Periodici

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Il presente lavoro è pubblicato senza vincolo di ulteriori divulgazioni anche su www.criminologi.com

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