La lezione di Carolyn

La lezione di CarolynCome invecchiare in buona salute? A rispondere, questa volta, non è uno studio scientifico ma una felice testimonianza da parte di chi, a quanto pare, ci è riuscita. Carolyn (nella foto), madre di Marilyn S. Albert (docente di neuropsichiatria alla Johns Hopkins, dove studia le funzioni cognitive nell’anziano), ha superato i 90 anni in maniera eccellente. In un video della Society for Neuroscience ci svela la sua “ricetta”.

La ricetta è appunto la “sua”, ma è chiaro che qui la soggettività della proposta non ne pregiudica la pretesa all’universalità, proprio come, secondo Immanuel Kant, i giudizi di tipo estetico. Innanzitutto poiché è presentata in termini molto generali, e, poi, perché è del tutto in linea con il nostro attuale buon senso.

Così in linea con esso da apparire scontata, ovvia. Eppure, di fatto, da molte persone è ignorata o comunque non seguita. C’è senz’altro uno scarto, una distanza, tra le ovvie e sagge verità della signora Carolyn e gli attuali costumi pratici della maggior parte dei nostri anziani. Non necessariamente uno scarto tra credenze, ma uno scarto tra abitudini pratiche.

Non sembra allora inutile ricordare i principi di comportamento suggeriti da Carolyn, per fissare meglio le credenze condivise, nella speranza di una felice ricaduta di tale fissazione sulla pratica quotidiana dell’anziano. Se, come pare, non possiamo evitare di invecchiare sempre di più, almeno cerchiamo di farlo con buon gusto – cerchiamo, in definitiva, di non popolare la terra di vecchi malati. Con questo in mente, crediamo non faccia male riprendere la lezione di Carolyn.

Mente attiva; corpo attivo; impegno sociale. Questa, in breve, è la ricetta. Per avere una “mente attiva” non è necessario avere una vasta preparazione culturale, aver avuto un’istruzione superiore eccetera. E’ necessario impegnarsi quotidianamente nello “sfidare il proprio cervello”. Leggere, ad esempio. Ma non solo: parlare, può essere un’attività altrettanto valida. Avere un “corpo attivo” significa fare ginnastica. Tai Chi, ad esempio. Movimenti lenti che servono a mantenere una discreta elasticità, un buon tono muscolare e aiutano la capacità respiratoria.

Fare ginnastica, nella maggior parte dei casi, poi, significa anche tenere la mente attiva. Le cose sono legate, e vanno legate. Inoltre, fare ginnastica è, posto che non la si faccia da soli, in parte, un’attività sociale. Anche se l’impegno sociale è qualcosa di più. E significa poter essere di aiuto a qualcuno. Significa non essere solo un peso per la società. Carolyn guida ancora l’auto; si rende utile alle amiche, autotrasportandole. Questo è un piccolo servizio che però riveste una grande importanza a livello psicologico per chi lo svolge. Carolyn, grazie ad esso, può sentirsi apprezzata, utile e, in qualche caso, indispensabile.

Ovviamente, condizione necessaria per un buon invecchiamento è anche una genetica favorevole. Carolyn, non a caso, inizia la sua testimonianza ringraziando la madre che, come lei, ha vissuto a lungo e in buona salute. Ma, a parte il patrimonio genetico e il caso, variabili che non possiamo controllare, il resto è, almeno parzialmente, in nostro potere. Vale, dunque, l’esortazione a far tesoro della lezione di Carolyn.

Francesco Margoni

1 Comment on "La lezione di Carolyn"

  1. Un video davvero molto interessante che fa anche capire come in molte persone longeve, avere dei buoni geni la dice lunga sulla longevita’ che ha molti altri fattori tra cui – quello non menzionato nell’articolo – una corretta alimentazione.

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