Università di Udine: Paolo Pascolo candidato Rettore

Università di Udine: Paolo Pascolo candidato Rettore.UDINE – La prossima settimana prendono il via le elezioni per decidere chi sarà il nuovo Rettore dell’Università di Udine. Tre i candidati. Fra questi, il Prof. Paolo B. Pascolo (nella foto), uno dei protagonisti della ricerca neuroscientifica con cui BrainFactor ha condiviso nel tempo momenti importanti nel processo di discussione critica sviluppatosi nel contesto delle scienze del cervello, non ultimo il dibattito sui neuroni specchio, avviato nel 2009 e ancora vivace.

Paolo Bartolomeo Pascolo è Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale all’Università di Udine. Già Professore Associato di Meccanica Applicata, ha una vastissima esperienza nel settore pubblico con compiti organizzativi e gestionali. E’ inoltre titolare di aluni brevetti, di cui uno in capo a Fiat Industries SpA. Nella sua lunga e brillante carriera si è occupato di problematiche inerenti la sicurezza, la riabilitazione e la neuroriabilitazione. E’ salito “alla ribalta” nel nostro ambito per effetto di una nuova e intrigante reinterpretazione dei fenomeni neuroscientifici ascrivibili alla teoria dei neuroni specchio (vedere l’intervista di BrainFactor del 5/8/2009 e lo Speciale BFJ – Doaj, Vol.4, Issue 2, 2012), ottenendo apprezzamento a livello internazionale. Oggi è fra i candidati alla carica di Rettore dell’Università di Udine. Lo abbiamo intervistato in merito ai contenuti del suo programma.

Avvertenza: BrainFactor non intende sostenere in alcun modo alcun candidato.

La presente intervista muove esclusivamente dal ruolo e dalla stima che nel tempo il Prof. Pascolo si è saputo conquistare sulle pagine della nostra rivista. Ci è sembrato un modo sincero per ringraziarlo, quale ricercatore incisivo e profondo, in grado di produrre una significativa accelerazione al dibattito scientifico, anche attraverso la nostra testata, da sempre orientata a garantire una informazione critica – spesso e volentieri “fuori dal coro” – sui contenuti e sui metodi delle neuroscienze cognitive.

Nella foto: il Prof. Paolo B. Pascolo, candidato Rettore dell'Università di Udine

Nella foto: il Prof. Paolo B. Pascolo, candidato Rettore dell’Università di Udine

Professor Pascolo, bel segnale quello di autoridursi l’indennità di carica per istituire una borsa di studio o un assegno di ricerca per studenti – laureati “bisognosi e meritevoli”, oltre a una onorificenza per la migliore tesi di laurea…

E’ ingiusto chiedere ad altri sacrifici e poi non essere disposti a farli. Questa rinuncia vuol dire un “posto” di lavoro in più in Ateneo e decine di viaggi alle Maldive in meno. Se dovrò fare il Rettore che me ne potrei fare di soldi che non avrei comunque il tempo di spendere, visto che dovrei essere al timone dell’Ateneo e quindi non “in giro” per diletto?

Nel suo programma si legge che il rettore dovrà essere un “primus inter pares”. Che cosa intende esattamente?

Se uno legge con attenzione la c.d. “Legge Gelmini” si rende conto che il Rettore ha il ruolo di un Dux senza armate, che il Senato Accademico è svuotato di prerogative cogenti, che il CdA è il vero organo di comando, che la macchina amministrativo-contabile è in mano a un “terzo”. C’è una complessiva disarticolazione del sistema di governo dell’ateneo e la relazione tra offerta formativa, ricerca, reclutamento è risibile. Il Rettore deve cedere prerogative ad un collettivo (consulta di prorettori per aree disciplinari) per collegare le varie leve di governo che oggi, come ho detto, sono completamente disarticolate.

La ricerca condotta dai giovani sembra essere uno dei suoi cavalli di battaglia, tenendo a precisare che l’incarico di ricerca non è un incarico didattico. Com’è attualmente la situazione a Udine e che cosa intende cambiare?

Ricerca e didattica vanno di pari passo. Il problema è che tutte le Università sono a corto di organico e di soldi per la ricerca; l’Anvur pone dei vincoli sulle questioni di carriera (ricercatore vs professore) che generano disamoramento nei ricercatori, i quali sono di fatto obbligati a fare didattica e a surrogare compiti amministrativi. Questo non viene conteggiato ed è ingiusto. Mi spiego meglio: c’è quasi la certezza che chi ha maggiore senso di responsabilità e di servizio venga punito, a favore del produttore di carta (impact-factor, citation-index, ecc.) Ristabilire un giusto equilibrio tra ricerca e didattica è doveroso: una buona didattica ha maggior impatto sociale rispetto a una pubblicazione su una rivista di second’ordine. Bisogna invogliare i ricercatori a svolgere ricerca qualificata e puntare a poche pubblicazioni  rilevanti, che lascino il segno.

Fra le iniziative a favore degli studenti anche la “riproposta dei servizi di base che negli ultimi anni abbiamo ridotto o tagliato” e una “programmazione di una offerta didattica compatibile con le esigenze di collocamento sul mercato del lavoro e dell’internazionalizzazione”. Ci può dire qualcosa di più?

Aggiungerei alla sua domanda discipline di base e mi fermerei lì. In un mercato del lavoro turbolento e “flessibile” il laureato deve sapersi distinguere per la capacità di acquisire nuove competenze e lo può fare solo se ha basi solide, se si è esercitato sulle discipline di base, se ha frequentato laboratori. Perdonatemi se faccio un esempio tratto delle pratiche sportive. Un centometrista fa pesistica, fa stretching, si esercita nei tempi de reazione, ecc., non è che per allenarsi corre come un matto dalla mattina alla sera. Un allenamento “olistico” e di base gli permette, se lo vuole, di riconvertirsi per il salto in lungo…

Promette che appena insediato incontrerà “tutti i membri della comunità”, cioè professori, ricercatori, personale amministativo, studenti. Che cosa si aspetta di raccogliere da questa apertura da subito alla partecipazione?

Un buon “comandante” deve conoscere e deve poter soppesare i punti di forza e soprattutto i punti di debolezza. Niente di meglio perciò che consultarsi con più persone possibili, meglio se con tutti i membri della comunità. Chi non lo fa è destinato al sicuro fallimento.

A che scopo e in che modo intende “ridefinire la Commissione Ricerca”?

Le commissioni ricerca delle università sono di solito sbilanciate a favore delle componenti scientifiche, le aree umanistiche rischiano di  rimanere sullo sfondo. E’ necessario riequilibrare quest’aspetto, voglio che le aree umanistiche, che sono la nostra storia, il nostro passato, sia formata da ricercatori entusiasti, non da ricercatori “tristi”.

Parla anche di una possibile “azione di coordinamento da riversarsi in ambito Crui” (la Conferenza dei Rettori). Fra chi e con quale intento?

Le università stanno subendo una sorta di “degrado” nel senso della burocratizzazione. La Conferenza dei Rettori deve far sentire con forza questo disagio ed essere propositiva, a costo di predisporre nel proprio interno veri e propri “disegni” di legge da inviare al parlamento.

In merito all’obiettivo di perseguire una “autonomia” dell’Università di Udine allo stesso tempo “modulando collaborazioni con altri atenei”, a che cosa si riferisce in particolare?

Le federazioni e le fusioni sono l’anticamera della conflittualità. La libertà di ricerca si può garantire solo se si è liberi di scegliersi il proprio partner. E poi le università territoriali, la nostra è una di queste, devono potersi ridisegnare per le esigenze superiori della comunità che le ha generate e che da essa  trae linfa.

L’Università di Udine potrebbe diventare un polo d’attrazione di molti studenti da altre parti di Italia e dall’estero. In una battuta finale: in che modo?

L’internzionalizzazione si ha solo se si è credibili a tutto tondo: le proposte di federazione vanno in senso contrario, chiusura in aerali contigui. Internazionalizzazione vuol dire mettere a partito le proprie reti di conoscenze… Ho amici a Laramie, New York, Cambridge, Princeton, tanto quanto ne ho a Perugia, Catania, Milano ecc. I miei colleghi altrettanto. Bisogna mettere “in rete” le competenze. E’necessario dare corpo e struttura a queste reti che oggi sono solo informali e nella testa o nel PC di ognuno di noi, il che vuol dire rendere strutturale e “visibile” l’apporto di visiting-professor integrandoli nel processo formativo con lezioni, seminari, e via dicendo.

Marco Mozzoni

Le elezioni del nuovo rettore dell’Università di Udine, l’ottavo nello storia dell’Ateneo, si svolgeranno nel mese di maggio nelle date di mercoledì 8, giovedì 23 e giovedì 30. Il mandato durerà sei anni, dall’anno accademico 2013/2014 al 2018/2019. Sono candidati i professori Alberto Felice De Toni, Paolo Bartolomeo Pascolo e Leonardo Alberto Sechi: qui i rispettivi programmi e curricula http://www.uniud.it/ateneo/normativa/elezione-del-rettore/elezione-del-magnifico-rettore A eleggere il nuovo Rettore, saranno complessivamente circa 1.233 elettori, dei quali 377 professori, 272 ricercatori e assistenti, 546 unità di personale tecnico amministrativo (il voto di questi ultimi, però, non varrà uno, ma 0,07 ovvero sarà calcolato con la media ponderata pari al 7% del numero dei votanti) e i 38 membri del Consiglio degli studenti.

Le interviste di BrainFactor: parlano i protagonisti.

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