La mente che sogna…

La mente che sogna...Sono molte le culture in cui il sogno ha un valore sacro. Da millenni si tenta di interpretarli con modalità, approcci e soprattutto finalità differenti. C’è chi affida i propri sogni ad altri per averne un’interpretazione, chi sogna ad occhi aperti e chi fa dei suoi sogni motivo di vita, chi li realizza e chi si arrende lasciandoli in un cassetto.

Passiamo circa un terzo della nostra vita dormendo. E mentre dormiamo, anche se spesso ce ne dimentichiamo, tutti sogniamo. Il sogno, è un’attività cognitiva che si crea grazie ad alcune particolari condizioni psicofisiologiche che si realizzano in una particolare fase del sonno: la fase cosiddetta REM.

Il nostro sonno è composto da 5 fasi:

  1. Fase 1:  l’attività delle onde alfa (frequenza che va dagli 8 ai 13.9 hertz) diminuisce: queste onde sono tipiche degli stati meditativi. In questa fase si è rilassati e tranquilli in uno stato di dormiveglia.
  2. Fase 2: ci si addormenta in un sonno leggero e subentrano le onde theta (da 3 a 7 Hz circa*), gli occhi si muovono.
  3. Fase 3: il tono muscolare si riduce e gli occhi smettono di muoversi. Le onde theta si alternano alle onde delta (da 01 a 3,9 Hz circa*).
  4. Fase 4: si cade in un sonno profondo, non vi sono movimenti oculari, il tono muscolare anche se tonico rimane molto basso e prevalgono le onde delta.
  5. Fase 5: si ha la cosiddetta fase REM (Rapid Eye Movement). La fase REM è una scoperta recente. Fino al 1953 infatti si pensava che il sonno fosse caratterizzato da un unico momento in cui tutto l’organismo diventa inerte e passivo. Invece i ricercatori scoprirono che in questa fase le onde cerebrali hanno la stessa frequenza dello stato di veglia anche se il tono muscolare è in uno stato di totale rilassamento. La fase REM si raggiunge circa dopo un’ora di sonno, è molto breve (15/20 minuti). In una notte ripetiamo diverse volte queste fasi e ogni ciclo dura circa 90 minuti; la fase REM si allunga quando ci si avvicina all’ultimo ciclo. È in questa fase che sviluppiamo i nostri sogni.

*Nella definizione mi sono attenuto a un “circa” in quanto differenti fonti riportano parametri discordanti anche se in piccola misura.

Anche il sogno ha una sua strutturazione ben precisa. Gli scienziati sostengono che in una prima parte chi sogna è anche il protagonista, nella seconda c’è una trama e uno sviluppo, nella terza il sogno si dissolve.
Una volta svegli ricordiamo soprattutto le percezioni e le sensazioni più intense e in un’opera di selezione scartiamo quelle che riteniamo meno importanti. Per questo i sogni vanno “interpretati”: siamo noi i primi a ricostruirli in modo approssimativo.

Da sempre è stato dato grande valore ai sogni. Noti personaggi biblici hanno interpretato la storia divenendone poi artefici proprio attraverso l’attività onirica personale o di altri. Il valore divinatorio di un sogno secondo ancora molte culture permette di poter alterare la realtà o effettuare contromanovre per raggiungere un determinato risultato.

Grandi pensatori del passato hanno dato al sognare differenti significati quali l’essere un tramite con altri mondi (nell’antico Egitto si pensava fosse una via di comunicazione col regno dei morti), messaggi di divinità (sia nelle culture politeiste che in quelle monoteiste quali Ebraismo, Islam e Cristianesimo), visioni profetiche (come si credeva nell’antica Grecia) o simboliche.

Chi sapeva interpretare i sogni non solo poteva vantare saggezza, ma soprattutto capacità di predire e quindi orientare e spesso veniva utilizzato dai potenti del tempo prima di guerre o per prevenire carestie, inondazioni, calamità naturali. Avere questo “potere” significava una vita agiata e un inserimento nelle classi sociali più alte, privilegi infiniti e grande rispetto. Spesso, chi praticava quest’arte, vantava anche conoscenze mediche, astrologiche e magiche.

Dobbiamo arrivare alla fine medioevo (dove i sogni erano considerati demoniaci e interpretarli stregoneria), per incominciare a vedere la parte “terapeutica” dell’interpretazione onirica: il sogno può rivelare malattie nascoste, latenti e quindi anticiparne la cura.

È da questo periodo che premonizioni, divinazioni e altre vie vengono abbandonate per arrivare al sogno come una fonte rivelatrice del mondo più profondo: quello del sé.

È Sigmund Freud nel 1899 a tracciare nel suo “Interpretazione dei sogni” i primi fondamenti di una vera e propria scienza in cui il sogno non è altro che il proseguimento naturale della vita attiva di ogni persona, un simbolo, una metafora che rappresenta l’attività fisica e psichica del sognante; Freud sosteneva che “qualunque desiderio o bisogno ha l’effetto di inibire il sonno”.

“I sogni son desideri di felicità, nel sonno non hai pensieri ti esprimi con sincerità…” cantava Cenerentola in un’animazione di Walt Disney del 1950: proprio quello che eminenti scienziati da Freud, Jung in poi hanno sostenuto e oggi sostengono e al quale sicuramente si sono ispirati gli autori della canzone.

Proprio per questo sogniamo e nei nostri sogni proiettiamo da sempre paure, aspettative, desideri reconditi e ambizioni: nel sogno non possiamo mentire né a noi stessi né agli altri e perciò sono più attendibili della realtà che possiamo raccontare da “coscienti”.

Il fatto è che il sogno affascina perché è comunque mistero e cercare di svelarne la natura e il senso è sicuramente intrigante.

Esistono poi i sogni “concreti”. Sono quelli che facciamo da svegli mentre guardiamo gli astronauti o i medici, gli insegnanti o gli elettricisti e gli idraulici. Tutti i bimbi ne hanno uno e non sempre sono mirabolanti come quello dell’astronauta Paolo Nespoli.

Poco tempo fa ho assistito ad una sua conferenza. Diceva che fin da piccolo costruiva razzi rudimentali, si vedeva mentre metteva piede sulla luna, voleva volare ancora più in alto degli uccelli. C’è riuscito orientando ogni istante della sua vita alla realizzazione del suo sogno, prima come studente, poi come ingegnere, poi come ufficiale paracadutista, poi come pilota fino ad arrivare a vivere nello spazio per 174 giorni, 9 ore e 40 minuti. Una permanenza nello spazio da record italiano che lo ha portato alla scoperta di una grande-piccola verità: “Dall’alto i problemi sembrano più piccoli”.

Questi sono i sogni che ci permettono di avere delle ambizioni, che possono condizionare le nostre scelte scolastiche, formative, professionali. Sicuramente questi sogni ci caratterizzano, e più si concretizzano nella nostra esistenza divenendo realtà, più cambiano il nostro carattere, il nostro modo di rapportarci agli altri e alle cose. Differente sarà il sogno del bimbo che vuole diventare missionario da quello che vuole diventare pittore o pilota di formula 1. Il primo sarà affascinato dall’aiutare le persone, conoscere Paesi lontani, lingue e popoli diversi, il secondo dall’arte, dai musei, dalle forme e dai colori, il terzo dai motori, dalle prestazioni delle auto, dalla velocità.

Tutti dettagli apparentemente insignificanti, ma che “regolano” la vita e il suo decorso riservando a volte sorprese come per esempio la realizzazione di sogni ben più grandi. Mi viene in mente a questo proposito quanto scriveva Papa Giovanni XXIII nei suoi diari: fin dal bambino il suo desiderio più grande era quello di poter essere un “povero prete di campagna”. Dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto emerge l’immagine di grande teologo e fine diplomatico i cui atteggiamenti rimasero sempre ispirati dall’amore per le persone, dal senso del distacco dalle cose e soprattutto da un animo semplice.

Senza i sogni non si costruisce alcuna realtà. Anche nel mondo aziendale “si sogna”: in gergo si chiamano “vision” e quando si concretizzano diventano “mission”. Ogni imprenditore ne ha uno e, anche in tempi difficili, lo persegue e lo difende con l’anima e con i denti. Avere un sogno chiaro sembra proprio essere la carta vincente per avere successo: è quello che nelle sessioni di counseling viene chiamato “definizione dell’obiettivo” con i conseguenti passi necessari per raggiungerlo.

Fare chiarezza su un percorso di carriera, migliorare le relazioni con i collaboratori, ottenere consensi, essere d’esempio sono i sogni di molti imprenditori e dirigenti: molti mi rivelano che la concretizzazione di questi loro sogni va di pari passo al successo delle loro imprese.

Senza una “vision” nessuno costruisce una fabbrica, uno studio professionale, un negozio o una professione. Spesso questa “vision” nasce da un’intuizione, da un colpo di genio, dalla voglia di condividere con il mondo intero quello che si è scoperto. È il caso di Henry Ford che voleva un’auto per ogni famiglia americana: un sogno di accessibilità comune, uguaglianza sociale, progresso.

Molti hanno dei sogni nascosti e hanno paura a realizzarli. Le motivazioni possono essere le più diverse: paura della disillusione se non si dovessero concretizzare, timore di affrontare problemi (economici, relazionali), o della critica; oppure l’ansia di riuscire nell’intento con la necessità di cambiare tutto il proprio status. In quei casi il sogno resta nel cassetto e nell’anima la persona porta rancori e l’infinito rammarico di non aver provato.

È il caso di persone che non ricevono gli stimoli giusti, che fin da bambini vengono abituate a non rischiare e a lasciare che siano altri a farlo. Sono persone che si autolimitano in tutto pensando di non avere le capacità o le qualità di fare qualsiasi cosa. Questa storia del medico e psicoterapeuta Jorge Bucay ben ci illustra la vita di queste persone:

“Quando ero piccolo andavo al circo soprattutto perché mi piacevano gli animali. Ad attirarmi era in particolar modo l’elefante, perché durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, di una dimensione e di una forza davvero fuori dal comune. A colpirmi tuttavia era anche il fatto che dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel soltanto per pochi centimetri. E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire. Era davvero un bel mistero… Che cosa lo teneva legato allora? Perché non scappava?

Fu solo quando crebbi ed ebbi la fortuna di imbattermi in chi riuscì finalmente a dare una risposta a queste mie domande, che scoprii questo: l’elefante del circo, nonostante la sua forza e le sue monumentali dimensioni, non scappa perché è stato legato a un paletto simile quando era molto, molto piccolo. Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Immaginavo che in quel momento l’elefantino provasse con tutte le sue poche forze a spingere, a tirare, nel tentativo di liberarsi, ma che nonostante gli sforzi non ci riuscisse perché quel paletto era troppo saldo per lui. Lo vedevo addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci di nuovo, e così il giorno dopo e quello dopo ancora…Finché un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino…”

Forse, come in questa storia, queste persone hanno provato ad uscire dall’anonimato, a realizzare il loro sogno nel cassetto, ma non trovando alcun aiuto l’hanno di nuovo lasciato lì con la ferma convinzione che i sogni sono sogni e la realtà è la realtà e non è bene mischiarli perché ci si potrebbe svegliare e avere cocenti delusioni.

E quando il sogno non si realizza? Quando si investe tutto e ci si ritrova al punto di partenza? Quando non si è capiti o non si riesce a condividerlo?

In questo caso farei una distinzione tra chi sogna con la convinzione di sognare (che quindi ha la coscienza di poter anche fallire, ma ne accetta le conseguenze con sano realismo), chi realmente è tarpato dalle condizioni avverse e chi sogna ad “occhi aperti”.

Quest’ultimo caso è tipico dell’uomo che sa di non riuscire a farcela, ma che comunque vuole fare dei tentativi. Non ha mai messo in discussione le sue reali capacità e qualità e non sa nemmeno costruire un percorso attuabile e concreto. Vive spesso alla giornata e rincorre quel sogno solo illudendosi che un giorno arriverà. A volte questi romantici eroi ispirano storie e favole. Nella realtà di tutti i giorni entrano in un gioco molto pericoloso rischiando di essere falcidiati da approfittatori e di cadere nella depressione più profonda quando il sogno si spegne e la realtà si rivela in tutta la sua durezza. Come per chi lascia il suo sogno nel cassetto anche queste persone non hanno incontrano gli stimoli necessari che possano riagganciarli alla realtà.

Per poter sognare è importante conoscersi: se nessuno ci fa capire che per diventare medico servono anni di studio e preparazione, ma anche non aver paura delle malattie, non soffrire alla vista del sangue ecc, sarà realmente impossibile raggiungere la mèta. Lo stesso discorso vale per il pianista che deve amare la musica, ma anche le lunghe ed estenuanti ore di esercizi, di ripetizioni ecc.

È importante essere educati alla costruzione del sogno anche se a volte ci sono persone che riescono a realizzare qualcosa di diverso rispetto alle previsioni dei più. Ad Elvis Presley, per esempio, era stato consigliato di fare il camionista e non sono poche le persone che a dispetto di tutti sono riuscite dove per molti avrebbero fallito sicuramente; sono coloro che sanno conoscersi profondamente e sanno riconoscere quel fuoco che arde dentro loro come una fonte inestinguibile. Niente e nessuno potrà fermarli perché non indietreggeranno a costo di rompere legami familiari, parentali, amicali, professionali e di vita. Sono proprio le condizioni avverse a stimolarli ad andare avanti e più forte è la crisi che li circonda più aumenta il loro coraggio di realizzare il loro sogno.

Ci sono poi i sogni che non si realizzano per condizioni avverse: studenti che “restano al palo” perché non possono mantenersi agli studi, istituti di ricerca che chiudono per scarsità di fondi, progetti che muoiono per sfiducia e mancanza di appoggio o perché non sono economicamente appetibili nel breve periodo. Qui è il vero peccato! Ogni sogno infranto, ogni stimolo lasciato irrisolto è un’occasione persa per sé e per il mondo: sia esso il sogno di un lavoro umile o di un grande progetto perché l’insoddisfazione accompagnerà la persona per tutta l’esistenza segnando anche quella di chi gli sta vicino: “Avrei potuto fare…, ma…”. Per questo un tempo esistevano i mecenati che prendevano sotto la loro protezione tutti quelli che avevano le qualità per eccellere, ma non i mezzi economici.

Oggi il mondo avrebbe bisogno di nuovi mecenati perché proprio come sosteneva Albert Einstein “Ogni individuo deve avere l’opportunità di sviluppare i doni in lui eventualmente latenti: solo in tal modo l’individuo potrà ottenere la soddisfazione a cui ha giustamente diritto; e solo in tal modo la società potrà raggiungere la sua più ricca fioritura”.

Ed è dovere di ognuno di noi difendere i propri sogni e quelli degli altri divenendo dei piccoli mecenati di noi stessi col nostro sostegno e la nostra forza di credere ancora in qualcosa e in qualcuno. Come è nostro dovere pretendere aiuto e comprensione per realizzarci ed essere felici.

La differenza tra chi sogna “coi piedi per terra” e chi è sognatore tra “nuvole” perché:

  • Sa che il suo sogno può anche non realizzarsi, ma non per questo demorde.
  • Il sogno è “semplice”, serve per creare una linea d’azione, obiettivi, possibilità e spesso trasforma il percorso nella mèta.
  • Il sogno non intacca la vita normale, si realizza poco alla volta con sacrificio e soprattutto dedizione e continuità. Anche se non si realizzerà avrà permesso alla persona di esprimere una parte importante di sé.
  • Il sogno alimenta la speranza nei tempi critici perché permette di continuare ad avere il pensiero positivo, fonte della creatività e dell’ingegno.
  • Il sogno crea certezza nei tempi di abbondanza perché dà conferme delle proprie scelte alimentandone altre di più nuove.
  • Il sogno è sincero e non mente mai permettendo di stare in contatto con i fatti, senza alterarli e senza permettere che le illusioni giochino un ruolo negativo.
  • Se il sogno è condivisibile con altri è più facile da realizzare perché col sostegno i sacrifici sono meno pesanti, le sconfitte meno dolorose e i successi più gioiosi.
  • Si può abbandonare, ma sempre e solo per un altro sogno.

William Shakespeare diceva “Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è circondata dal sonno”, mentre Roosvelt era convinto che “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei loro sogni”.

Da parte mia ricordo ancora le parole di un relatore che durante una conferenza disse: “Tutti possiamo dormire, tutti possiamo sognare, tutti possiamo sognare di vivere, poi svegliarci e vivere i nostri sogni perché dal bruco nasce sempre una farfalla…”

Paolo G. Bianchi
Antropologo, Counselor

Bibliografia

  1. S. Freud: “L’interpretazione dei sogni”, BUR 2012 (riedizione)
  2. D: Lopez – L. Zorzi: “La sapienza del sogno”, Frontiere della Psiche 2012
  3. B.G. Bara: “Dimmi come sogni”, Oscar Saggi 2012
  4. P. Vanessa: “Archetipi del sottosuolo”, Franco Angeli 2011
  5. M. Zanasi – Anna M. Amore: “Remando tra i sogni. Dialogo sul sogno e la sua funzione attraverso l’inconscio di personaggi celebri”, Franco Angeli, 2010
  6. M. Bettini: “Alle porte dei sogni”, Sellerio, 2009
  7. L. Binwanger: “Il sogno, mutamenti nella concezione dell’interpretazione dai greci al presente”, Forme dell’anima Ed. 2009
  8. AAVV: “La fabbrica dei sogni. Neuropsicodinamica del sonno e del sogno” MA.GI, 2009
  9. C: Castenata: “L’arte di sognare”, BUR 2006
  10. J. Bucay: “Lascia che ti racconti”, Rizzoli, 2005
  11. F. Zuleika: “Interpretazione dei sogni. Mito, divinazione, psicologia dalle civiltà tradizionali a oggi”, Castelvecchi Ed. 2004
  12. A.Stevens:”Il filo di Arianna”, Corbaccio, 2002

 

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