Il cervello Integrazionale

Il cervello Integrazionale.Con l’articolo di Ambrogio Pennati sul “Cervello Integrazionale” prosegue l’iniziativa di BrainFactor per la Settimana del cervello (12-18/3/2012) “L’Alfabeto del cervello”, patrocinata anche quest’anno da Dana Foundation e realizzata in collaborazione con la Società Italiana di Neurologia (SIN) e con il Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche (DNTB) dell’Università di Milano Bicocca.

L’integrazione nel paese delle meraviglie: Alice nelle “scienze della mente”

“One of the painful things about our time is that those who feel certainty are stupid, and those with any imagination and understanding are filled with doubt and indecision”. B. Russell

A costo di sembrare ovvi si può, con olimpica serenità, affermare che, sulla base dei seguenti fatti:
1 – incremento qualitativo e quantitativo delle conoscenze sul funzionamento del “mentale” derivante dai progressi tecnologici (genetica, biologia, brain imaging);
2 – incremento qualitativo e quantitativo dell’interazione tra soggetti senzienti grazie alla capillarizzazione della diffusione del web 2.0, che porta ad una sempre maggiore comunicazione peer-to-peer;
3 – incremento della intraducibilità tra i differenti linguaggi – espressione delle “scienze” che li generano – e quindi della distanza tra i mondi che costituiscono;
nell’ambito delle “scienze della mente” c’è una babelica confusione.

Se l’impressione di essere sulla soglia di uno shift paradigmatico viene rinforzata anche dai profondi cambiamenti sociali, relazionali e personali innescati dalla crisi finanziaria allora occorre prendere atto che siamo davvero in un’era dell’incertezza, nella quale i vecchi modelli teoretici possono essere utili solo a chi ha bisogno di dogmi o è prigioniero del Dunning-Kruger Effect.

Non possiamo però dimenticare che chi, per un motivo o per l’altro, è quantomeno lambito dalle problematiche “delle scienze della mente” riveste un ruolo sociale spesso importante (medico, psicologo, psicoterapeuta, ricercatore, professore, divulgatore). Quindi, dobbiamo gestire adeguatamente questa incertezza.

Quali strade allora si possono, ragionevolmente, percorrere? A parere di chi scrive la risposta è in ciascuno di noi, scritta nella sintassi del patrimonio emotivo-cognitivo-comportamentale che l’evoluzione ci ha fornito: la cooperazione intragruppo e la difesa attiva verso i cheaters, che sfruttano la fisiologica conflittualità tra individui per predare risorse (attenzione, potere, denaro, status).

La cooperazione intragruppo si basa sul riconoscimento dell’utilità del vantaggio competitivo (cooperare significa che se tu, che sai fare bene le frecce, ti metti d’accordo con me, che so guarire le ferite, allora insieme siamo più forti di chi sa solo fare frecce o sa solo curare ferite), quindi delle differenti professionalità e saperi. Chi sa fare bene il clinico può cooperare con il genetista, il neuropsicologo con il semiologo, etc etc etc. Perchè ciò si realizzi fattivamente occorre che chi coopera sia affiliato ad un gruppo, quindi che accetti che una parte della sua identità si declini in tale contesto sulla base di una condivisione di sentimenti, passioni, valori, interessi, e quindi si realizzi una interazione che faciliti i processi di empatizzazione.

Occorre che sia attivo un codice deontologico che allontani i predatori intraspecie, che simulando empatia razziano risorse e utilizzando l’inganno consapevole soddisfano i loro esclusivamente individuali interessi.

Nel momento in cui accettiamo che la diversità è una ricchezza (vantaggio competitivo) e uniamo gli sforzi per limitare le inevitabili divergenze linguistico-gergali ci mettiamo in condizione, partendo dal principio di umiltà epistemologica, di integrare (l’azione di combinare o aggiungere parti per realizzare un insieme unificato il cui valore è maggiore della somma delle parti) le differenti conoscenze.

E dato che ci sforziamo di essere scientifici e non scientisti, non possiamo che definire l’integrazione come Alice, tra il sogno e le realtà, in mezzo a bizzarri ma non illogici  personaggi.

Ambrogio Pennati, MD, psichiatra, psicopatologo forense
Integrational Mind Labs (IML)

Bibliografia

1. Buss DM (ed): The Handbook of Evolutionary Psychology. John Wiley & Sons, Inc., Hoboken, New Jersey.
2. Churchland PS: Braintrust. Princeton University Press, 2011.
3. Ehrlinger, Joyce; Johnson, Kerri; Banner, Matthew; Dunning, David; Kruger, Justin (2008).”Why the unskilled are unaware: Further explorations of (absent) self-insight among the incompetent” (PDF). Organizational Behavior and Human Decision Processes 105(105): 98–12.
4. Goertzel B: From complexity to creativity : explorations in evolutionary, autopoietic, and cognitive dynamics. New York, Plenum Press, 1997.
5. Jennifer Mundale & William P. Bechtel (1996). Integrating Neuroscience, Psychology, and Evolutionary Biology Through a Teleological Conception of Function. Minds and Machines 6 (4):481-505.
6. Lane D, Pumain D, van der Leeuw SE, West G (eds):  Complexity Perspectives in Innovation and Social Change. Springer Science, 2009
7. Rifkin J: The Empathic Civilization. Penguin Groups, 2009.

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