Musica, quali effetti sul cervello?

Musica, quali effetti sul cervello?Quali effetti ha la musica sul nostro cervello? E’ vero che favorisce il rilascio di dopamina nel sistema nervoso, proprio come accade con la droga e il sesso? E’ appena calato il sipario sul Festival di Sanremo e alla Sissa di Trieste si discute di musica e neuroscienze a “Musicamente”; domani, all’interno della rassegna di incontri organizzati dal Master in comunicazione della scienza.

Pier Paolo Battaglini, professore ordinario di fisiologia e responsabile del centro “Brain” per le neuroscienze dell’Università di Trieste, e Franco Calabretto, direttore del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine, si confronteranno sul modo in cui suoni, ritmi, melodie influenzano il nostro comportamento e illustreranno le basi evolutive della passione umana per la musica. A “dirigerli” sarà Silvia Bencivelli, giornalista scientifica di Radio 3 Scienza.

“Nel 1993 – spiega Pier Paolo Battaglini – sono stati pubblicati i risultati di una ricerca, condotta su un gruppo di 36 studenti liceali, che avrebbero dimostrato un aumento delle abilità spazio-temporali a seguito dell’ascolto per dieci minuti della sonata di Mozart K448 in Fa maggiore per due pianoforti”…

Ma davvero Mozart ci rende più intelligenti? E i bambini prematuri acquisterebbero peso più facilmente, i vigneti produrrebbero più vino e addirittura i ladri desisterebbero dal taccheggio nei centri commerciali per effetto dei suoi brani?

“La comunità scientifica è abbastanza scettica – prosegue Battaglini – e non ritiene sufficiente ascoltare la musica di Mozart per raggiungere migliori prestazioni intellettuali, però l’impatto della musica sul cervello continua a esercitare un notevole fascino, per la capacità che hanno i suoni di emozionare e di curare, di alterare in modo percettibile il battito cardiaco e il tono muscolare”.

“Con la tecnica del neuroimaging oggi si riesce a visualizzare l’attività del cervello durante l’ascolto o la produzione musicale – commenta Silvia Bencivelli – In questo modo si stanno studiando le relazioni tra musica e linguaggio, per esempio, o quello che succede nel cervello dei bambini piccoli quando sentono una melodia. Tutto questo, un giorno, ci aiuterà a capire perché la nostra specie, e solo la nostra specie, produce e ascolta musica”.

“L’attività artistica e quella musicale in particolare – dice Franco Calabretto – interessa a livello cerebrale vaste aree come nessun’altra disciplina o attività umana. Basterebbe solo questo per dimostrare al mondo degli scettici l’utilità, per tutti, dello studio della musica e di uno strumento musicale”…

Il programma dell’incontro sul sito web della Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste (www.sissa.it).

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