Neuroni specchio nell’uomo, un punto a favore

Neuroni specchio nell’uomo, un punto a favore.Corre a perdifiato la ricerca sui neuroni specchio nell’uomo. Non s’è ancora spenta l’eco di studi che ne mettevano in discussione la presenza e del dibattito successivo, quando già compare una nuova ricerca, firmata Chris Frith e colleghi – fra i quali James Kilner (nell’immagine) – che sembra invece attestare l’esistenza di mirror neurons nel giro frontale inferiore (Kilner JM et al., Evidence of Mirror Neurons in Human IFG, The Journal of Neuroscience, 2009).

Si tratta dell’area cerebrale corrispondente alla F5 delle scimmie, dove sono state identificate le cellule nervose capaci di rispondere (cioè attivarsi) selettivamente a particolari azioni (ad esempio, portare cibo alla bocca) sia quando l’animale compie quell’azione sia quando osserva passivamente un altro individuo (conspecifico o umano) realizzare la stesso atto. In altre parole, sono neuroni visuo-motori (e forse non solo, visti recenti studi sui ciechi dalla nascita), che hanno la capacità di simulare il comportamento altrui, dando al soggetto una comprensione dall’interno”.

La recente querelle riguardava l’ampia eco avuta da un articolo apparso il 2 giugno sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) a firma di un team guidato da Alfonso Caramazza. Le risultanze degli esperimenti in questione era chiaramente espressa nel titolo “La fMRI adaptation asimmetrica non dà prove di neuroni specchio nell’uomo”. La pubblicazione aveva dato vita a un acceso dibattito con il gruppo dell’università di Parma autore della scoperta dei neuroni specchio (capeggiato da Giacomo Rizzolatti).

Lo stesso Rizzolatti, il suo primo collaboratore Vittorio Gallese e altri neuroscienziati contestavano l’uso della fMRI adaptation. Tale tecnica permette di indagare se una specifica area cerebrale è sensibile al cambiamento di una proprietà di uno stimolo (ad esempio, il colore o la forma), o se invece non risponde a un simile cambiamento (il principio è che la ripetizione di uno stimolo provoca una risposta sempre meno forte delle cellule nervose interessate, ndr). I neuroni specchio dovrebbero essere sensibili a un cambiamento degli atti motori, indipendentemente dal fatto che l’atto motorio sia osservato o compiuto. Se quindi si compie molte volte uno stesso semplice movimento e poi lo si osserva, si dovrebbe avere un adattamento nei neuroni specchio, cosa che nell’esperimento pubblicato su Pnas non si è avuta. Tale effetto era stato rilevato nel 2008 da Chong e colleghi (vedi KilnerLab, University College London) nella zona ventrale destra inferiore del lobo parietale, ma non nelle altre due regioni solitamente ritenute sede dei neuroni specchio: il giro frontale inferiore e il solco temporale superiore.

Frith e colleghi, invece, proprio usando la fMRI adaptation, hanno trovato una “soppressione della ripetizione”, come si dice in gergo, a significare un meccanismo mirror proprio nell’area chiave del giro frontale inferiore. Come si spiega la differenza rispetto allo studio di Caramazza? Uno dei coautori, James Kilner, interpellato da BrainFactor, dice che allo stato non è chiaro perché si abbiano avuto risultati opposti: “Un’ipotesi è che il nostro gruppo abbia progettato l’esperimento con molta cura, secondo ciò che è ben documentato circa le proprietà dei neuroni specchio nella corteccia premotoria dei macachi”. In effetti, le differenze tecniche riguardano i compiti (una presa di precisione e una pressione con un dito) che erano richiesti ai 10 volontari (Caramazza ha usato azioni simulate) e il tipo di analisi usata rispetto alle microaree prese in esame con la fMRI. Nella scienza, come si sa, ogni risultato è rivedibile. E la fMRI adaptation è una tecnica che subirà ulteriori messe a punto. Perciò si attendono ulteriori studi e, forse, altri risultati non omogenei.

 

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