Neuroni specchio, esistono o non esistono nell’uomo? Cresce dibattito (e polemiche) fra ricercatori italiani

Neuroni specchio, esistono o non esistono nell'uomo? Cresce dibattito (e polemiche) fra ricercatori italiani.I neuroni specchio, le “cellule cerebrali dell’empatia” come vengono anche chiamati, sono da qualche giorno oggetto di un’accesa disputa tra scienziati italiani, in particolare – come documenta BrainFactor nei servizi e nelle interviste ai protagonisti della controversia – tra Vittorio Gallese, uno dei padri della scoperta all’Università di Parma, e Alfonso Caramazza, direttore del Laboratorio di scienze cognitive dell’università di Trento, con sede a Rovereto, il quale ha appena pubblicato sulla rivista Pnas uno studio secondo cui non ci sono prove della presenza dei mirror neurons nel cervello umano.

I neuroni specchio sono stati individuati nelle scimmie agli inizi degli anni Novanta da un gruppo dell’università di Parma guidato da Giacomo Rizzolatti. Una porzione di cellule cerebrali visuomotorie del macaco si attiva sia quando l’animale compie una data azione sia quando la osserva, in quest’ultimo caso anche se ne coglie solo un frammento. Ciò sarebbe alla base dei nostri più profondi ed evolutivamente antichi meccanismi di comprensione. Infatti, anche l’uomo, come le scimmie, capirebbe gesti e comportamenti altrui “compiendoli” virtualmente attraverso le stesse regioni che permettono di effettuare tali gesti e tali comportamenti: la comprensione è quindi una vera simulazione.

Spiega Alfonso Caramazza: “Per valutare se il cervello umano contenga neuroni specchio, abbiamo utilizzato una tecnica chiamata fMRI adaptation. Tale tecnica permette di indagare se una specifica area cerebrale è sensibile al cambiamento di una proprietà di uno stimolo (ad esempio, il colore o la forma), o se invece non risponde a un simile cambiamento (il principio è che la ripetizione di uno stimolo provoca una risposta sempre meno forte delle cellule nervose interessate, ndr). I neuroni specchio dovrebbero essere sensibili a un cambiamento degli atti motori, indipendentemente dal fatto che l’atto motorio sia osservato o compiuto”. E ciò non avviene, almeno nella ricerca pubblicata. Si veda al proposito l’intervista di BrainFactor al prof. Caramazza, firmata da Andrea Lavazza.

Immediata e severa la replica di Vittorio Gallese: “Certamente i neuroni specchio danno fastidio a chi guarda alle neuroscienze come a un mero metodo di localizzazione e validazione di meccanismi mentali e/o psicologici ritenuti validi a priori. Quando le neuroscienze producono risultati che mettono in discussione o addirittura confutano questi modelli, la prima reazione è quella di negare l’esistenza di tali risultati. L’atteggiamento del professor Caramazza, al di là dei limiti intrinseci del suo recente lavoro, da lui sbandierato come prova della supposta inesistenza dei neuroni specchio nell’uomo, ne costituisce un chiaro esempio. Inoltre, ciò che più mi ha colpito negativamente in tutta questa vicenda non sono i risultati scientifici, che come ho già avuto modo di sostenere pubblicamente sono del tutto irrilevanti nel provare l’inesistenza dei neuroni specchio nell’uomo. Ciò che è inaccettabile è che per pubblicizzare un nuovo centro Italiano di Neuroscienze, quale quello di Rovereto diretto dal professor Caramazza, si decida di scatenare una campagna mediatica, convocando i giornalisti per dire quello che il professor Caramazza ha detto sulla base dei dati prodotti”. Si veda al proposito l’intervista di BrainFactor al prof. Gallese, firmata da Marco Mozzoni.

A sostegno di Gallese è intervenuto Piergiorgio Strata, direttore dell’Istituto europeo di ricerca sul cervello (EBRI) di Roma, che interpellato dall’Agenzia Ansa ha detto: “La tecnica usata dal professore Alfonso Caramazza (fMRI adaptation) nel suo studio che confuterebbe l’esistenza dei neuroni specchio può dare dei falsi risultati, fin quando non sia dimostrata scientificamente valida le riviste scientifiche dovrebbero astenersi dal pubblicare lavori in cui viene utilizzata. C’è un largo consenso da parte della comunità scientifica sul fatto che può generare falsi risultati. Servirebbe quindi maggiore cautela nel dire che questo studio, da solo, smentisce l’esistenza delle cellule specchio, per di più dimostrata in tantissimi lavori di gruppi di ricerca affermati in tutto il mondo”.

Ma le prese di posizioni sono destinate a continuare, si spera (anche) sul piano dei dati sperimentali e del metodo scientifico, sempre all’insegna dell’onestà intellettuale e del fair play personale, che dovrebbero caratterizzare ogni dibattito tra ricercatori. Presto su BrainFactor altri aggiornamenti e nuove interviste ai protagonisti dell’italica controversia sui neuroni specchio.

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